Ciao sono Donato e questo è un foglio di via da Bari per 3 anni

Ciao sono Donato e questo è un foglio di via da Bari. Il Questore di #Bari, tale Carmine Esposito, nei giorni scorsi ha voluto farmi recapitare la conferma del provvedimento per allontanarmi dalla mia città per 3 ANNI!!!


IL MOTIVO?
Sta scritto perchè risulto sotto inchiesta per l’occupazione Villa Roth, spazio abbandonato poi da me e da tanti altri riaperto e nel quale hanno trovato rifugio gente senza fissa dimora e diventato anche polo culturale e musicale per tante famiglie del quartiere e della città intera. Non solo: risulto anche indagato (NON denunciato) per aver partecipato alla contestazione alla leopolda di Firenze ai danni dell’ex premier Matteone Renzi.
Da notare che per Villa Roth i giudici non hanno ancora fatto partire il processo a distanza di quasi 5 anni dai fatti contestati. Questo credo faccia capire quanto interesse ci sia a perseguire questa causa…
Eppure non la pensa così il forte questore che nei giorni prima del G7 dichiarava “non c’è nulla da temere, ci saranno 3 droni, elicotteri, cecchini, 250 telecamere nuove e 1500 agenti”. Na guerra!!! Ma la guerra dov’era? Mi sa solo nella sua testa e mi chiedo quante centinaia di migliaia di euro sia costato di tasse ai baresi considerando che di soli lavori per “rendere presentabile” la città ai 7 “grandi” sono stati spesi 1,5 MILIONI DI EURO di soldi pubblici e alcune cose le devono persino disfare! Dove li hanno trovati sti soldi?

Ora, io non torno a Bari da diversi mesi perchè vivo e lavoro a Torino da 4 anni e giù scendo solo per trovare i miei familiari, amici e mangiare i panzerotti da Di Cosimo, eppure il questore ha creduto di piazzarmi tra le priorità di intervento per la sicurezza facendomi entrare in una lista nera al pari di isis o famiglie mafiose.

Io, un lavoratore di 28 anni.

Il mio dubbio però è: su quest’ultime due categorie non sento grandi interventi, fogli di via, retate e quant’altro. C’è gente che si spara in strada ogni giorno… al contrario oltre me hanno notificato altri 7 fogli di via a SENZA FISSA DIMORA, LAVORATORI, STUDENTI, addirittura una RICERCATRICE UNIVERSITARIA che adesso vuol lasciare l’italia perchè non trova sbocchi.
Ma non solo bari, in tutta italia stanno arrivando provvedimenti di questo genere di provvedimenti grazie al decreto Minniti-Orlando a marchio PD che introduce i daspo urbani a chiunque sia considerato “indesiderato” o “indecoroso”, senza autorizzazioni di giudici o cose ma per capriccio di un questore o sindaco.
E’ così che deve andare in questo paese? Io non ci sto e decido di ribellarmi a quest’ingiustizia!
IO QUESTO FOGLIO DI VIA ME LO MANGIO, a questo vergognoso provvedimento non intendo sottostare, per le vacanze intendo scendere ed il questore Esposito se ne faccia una ragione e lo ritiri!!!
La gente da perseguire è altra.
Ci vediamo presto da Di Cosimo a mangiare panzerotti o la focaccia sul lungomare, peroni al seguito! Questa sarà la mia DIGNITOSA RIBELLIONE alle vostre ingiustizie!
Lo sappiano tutti/e!
#IoNonCiSto #SeMiCacciNonVale #RibellioneDelPanzerotto

SIAMO OSCENE E INDECOROS* ovvero perché vogliono fregarci con la serietà e il decoro

Condividiamo e rilanciamo il comunicato del Bari Pride Movement 2017 in vista del prossimo Puglia Pride 2017. Saremo al fianco del B.P.M.

SIAMO OSCENE E INDECOROS*

ovvero perché vogliono fregarci con la serietà e il decoro

Ogni volta che si parla di soggettività LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer e intersessuali) entra in scena la buoncostume. L’accusa che ci viene rivolta è che i nostri corpi o il modo in cui decidiamo di mostrarli, nella vita quotidiana come durante manifestazioni e Pride, “turbino” la gente comune.
Il Pride è una manifestazione di lotta collettiva e di resistenza frocia in cui ci riprendiamo la libertà di vivere le strade come desideriamo: senza oppressioni culturali e aspettative sociali legate a ruoli e a identità di genere.
Allora: in un caldo giorno di luglio posso togliere la maglietta e mostrare le tette senza essere molesta o molestata?
Se sono un maschio cis e mi piace mettere la gonna o il rossetto, posso farlo senza correre il rischio di essere pestato?
In questo consiste vivere liberamente i nostri desideri e speriamo che il primo luglio liberiate anche i vostri!
Certo, magari può impressionare un po’ se non ci siete abituat*, ma il messaggio che vogliamo dare è questo: l’osceno NON è pericoloso! L’osceno è il nostro modo per strabordare fuori dagli argini dell’etica normativa e rivendicare la nostra favolosa eccentricità!

Siamo stanc* di addomesticare le nostre identità al solo fine di non scandalizzare le persone “per bene”.
Chi decide cosa è eccentrico? Chi ci dice cosa è decoroso e cosa no?
Il decoro, della cui difesa tanto si parla sui giornali, è un altro brutto tiro da buoncostume, creato e legalizzato con fini precisi.

La gente vive per strada e vive la strada, chiede l’elemosina, vende su bancarelle definite abusive, a volte cade nel vortice delle dipendenze. Vivere in città è difficile in tempi di povertà e austerità. Cosa fa lo stato davanti a questo? Invece di darci reddito, sussidi o posti di lavoro, ci vuole raccontare la favola che la colpa è di chi è povero. Chi non ha la capacità o la volontà di adeguarsi al dogma del decoro viene messu fuori, allontanat*, stigmatizzat*. Vogliono creare città in cui il centro è per chi si adegua, la periferia è per chi non ce l’ha fatta e non deve essere vist*. Ci vogliono dividere fra cittadini perbene e quelli “permale”: sporc*, pover*, antiestetic*: indecorosu!
Il governo Gentiloni si è inventato un nuovo decreto sicurezza, conosciuto come decreto Minniti, con il quale le soggettività marginali possono essere multate, espulse dai centri cittadini e dalle zone turistiche (lo chiamano Daspo Urbano). Un po’ come spazzare la polvere sotto il tappeto.
Tra i firmatar* di questo decreto c’è la nostra (ma anche no) scintillante Cirinnà. La legge da lei portata avanti si innesta perfettamente nel paradigma omonormativo. Questa legge permette di accedere allo status di “unit* civilmente”, ovvero di soggetti rispettabili, in carriera, o che comunque si integrano perfettamente alle regole dello stato-nazione. Anche in questo caso, così come nel ddl. Minniti, si vuole creare una frattura tra ricchi (oni) e poveri (ma belli). Il corteo del Pride non può attraversare le strade al grido (comunque composto) di decoro e civiltà; sono questi i “valori” che perpetrano fenomeni di isolamento economico e sociale per tutte quelle soggettività che non vogliono obbedire al finto sogno europeista. Per tutte queste ragioni vogliamo sfilare libere, liberi e liberu da vestiti, aspettative, body shaming e costruzioni sociali, non avendo paura di mettere a disagio l’esterosessualità e le sue norme.

Il Pride può sopportare ma non supportare la presenza di tutti quegli etero che per riconoscerci hanno bisogno di vederci disciplinat*, pettinat* e sobri*. Verremo nelle strade di Bari con i nostri indecorosi corpi, senza paura di urlare i nostri desideri, contro tutti i confini di ogni genere. Il nostro spezzone si muoverà a ritmo di: baci con la lingua, reddito, tette al vento, transito libero tra territori, orgasmi prostatici, aborto accessibile, glitter, accessibilità agli ormoni per persone trans, ascelle pelose sudanti, spazi di socialità frocia non mercificati… e tanto volume!
Stateci dietro…
che ci piace!
Vi aspettiamo il Primo Luglio in Piazza Prefettura, dalle 16,30 con il favoloso carro del B.P.M.


[per info e coccole: baripridemovementè@gmail.com]

 

Inchiesta – Gli indesiderati di casa nostra a cura della Redazione del Master di Giornalismo di Bari

Inchiesta – Gli indesiderati di casa nostra a cura della Redazione del Master di Giornalismo di Bari e pubblicata sul iltaccoditalia.info

Gli Indesiderati di casa nostra

Bari. In vista del G7 del 12 maggio prossimo, la Questura del capoluogo pugliese intensifica le misure di sicurezza contro la criminalità. Ed espelle tre attivisti politici e un ricercatore universitario per l’occupazione di Villa Roth, di proprietà della Provincia

La Redazione del Master di Giornalismo di Bari
L’Europa alza i muri. La Gran Bretagna esce dalla Ue. Un decreto legge, approvato oggi, elimina il secondo grado di giudizio per gli immigrati richiedenti asilo. Si aboliscono i diritti, si rafforzano i soprusi, con la scusa della sicurezza e dell’ordine pubblico. I continenti diventano fortezze, le città diventano Cie, dove c’è chi viene identificato ed espulso e chi può rimanere, a condizione che. La sensazione è che il principale diritto, quello di vivere in serenità la propria condizione di essere umano cittadino del mondo, venga sempre più eroso. E questa erosione ci riguarda da vicino vicino. A Bari per esempio, in vista del G7 del 12 maggio prossimo, si è scelto di espellere degli attivisti politici, tra cui un ricercatore universitario, perché, come componenti del collettivo di occupazione di un bene pubblico abbandonato, Villa Roth, s’erano allacciati abusivamente all’elettricità e alle condutture dell’acqua. E’ con orgoglio che debuttano sulle pagine del Tacco le studentesse e gli studenti del Master di Giornalismo di Bari. Sono i “miei” studenti”. E sono “giornalisti giornalisti”. MLM

Gli indesiderati di casa nostra
#SeMiCacciNonVale
“Indesiderata a casa mia”. La testimonianza
Daspo Urbano, decreto MInniti: ai parlamentari pugliesi non piace
Da Dante a Napoleone: fenomenologia della repressione
Daspo urbano: alle radici dell’ostracismo
Da Elio Germano a Giò Sada, villa Roth è tutta uno “spettacolo”
Fogli di via, come difendersi
Italo Di Sabato: occhi aperti sulla repressione in Europa
Dal G7 ai “fogli di via”: le misure di sicurezza a Bari “sono pronte” (intervista al questore di Bari)

Contro narrazione tossica e provocazioni poliziesche al G7 di Bari.

 

Esprimiamo solidarietà alle compagne e ai compagni della Puglia contro il G7, vittima nella notte scorsa di una aggressione poliziesca di stampo argentino.


Contro narrazione tossica e provocazioni poliziesche al G7 di Bari.

Questa notte, dieci tra compagne e compagni della – Puglia contro il G7 – sono stati trattenuti in stato di fermo, identificati con fotosegnalazione ed impronte digitali; Avvicinati per quello che sembrava un normale controllo, sono stati portati al commissariato di San Paolo senza alcuna motivazione reale se non quella di avere alcuni manifesti del coordinamento Pugliese contro il G7 riguardanti la manifestazione del prossimo 13 Maggio e pericolossisimi manifesti della Ciemmona 2017.

Mentre la città di Bari è soffocata dalla narrazione tossica che giornali e testate web continuano a portare avanti in vista del prossimo G7 finanziario che si terrà a Bari seminando paure e allarmismi attraverso lo spauracchio “black block”, le forze dell’ordine, con un ennesimo atto di abuso di polizia, continuano a provocare e minacciare apertamente tutte e tutti coloro che intendono dare voce alla loro opposizione ai “grandi della terra”.

Durante l’identificazione alle solite minacce e provocazioni si è aggiunto il tentativo di rifilare una versione di comodo che i compagni e le compagne si sono rifiutati di firmare e la volontà di sottrarre alla libertà di circolazione un migrante. Lo stesso questore, che difronte a tv e giornali afferma che “sarà garantito il diritto a manifestare per le strade della città di Bari”, la notte alimenta un clima di tensione e persecuzione contro attiviste ed attivisti largamente fomentato dagli organi di stampa in vista del prossimo G7. Uno scenario perfettamente coerente alla legge securitaria Minniti/Orlando, fortemente voluta dal Presidente dell’Anci e Sindaco di Bari Antonio Decaro, che dà il via libera ad episodi di abuso di polizia come quello che hanno subito compagne e compagni questa notte a Bari. L’uso del “teorema della legalità” nasconde solo il tentativo di privarci della giustizia sociale, del diritto a manifestare il nostro dissenso e del diritto alla libera circolazione.

Non saranno queste intimidazioni ad impedirci di scendere nelle strade il prossimo 13 Maggio, per ribadire il nostro rifiuto ad un modello di sviluppo che punta alla svendita dei territori alle multinazionali del gas e del petrolio, così come deciso dal governo Renzi attraverso lo Sblocca Italia.

Invitiamo tutte e tutti a mobilitarsi nei prossimi giorni, a partecipare a tutte le iniziative che si terranno in città contro il G7 dei potenti e alla grande manifestazione che si terrà il giorno 13 Maggio.

Concentramento ore 9:00
Largo 2 Giugno – Ingresso Viale Einaudi

Puglia Contro il G7

 

#SeMiCacciNonVale – Campagna di solidarietà ai colpiti dalla repressione e contro la criminalizzazione delle lotte sociali a Bari

Alcuni giorni fa a quattro compagn* sono stati notificati altrettanti fogli di via dalla città di Bari, come parte del piano securitario in previsione del G7 finanziario di maggio. Ciò che viene imputato loro come prova della necessità di questo provvedimento è semplicemente ridicolo: il fatto che siano state denunciate per l’occupazione di Villa Roth, un’occupazione avvenuta ben sei anni fa, le cui indagini sono concluse da 3 anni.

[Breve storia di Villa Roth]

L’occupazione di Villa Roth, nel quartiere San Pasquale di Bari, è stata una esperienza politica e sociale molto positiva e dal forte portato simbolico, in quanto ha dato uno scopo sociale e abitativo ad uno spazio abbandonato da vent’anni. In quella villa non solo convivevano e cooperavano famiglie migranti e italiane, student* e precar*, ma lo spazio era stato aperto alla città e al quartiere grazie alle più svariate iniziative politiche, sociali e artistiche, riportando nella città di Bari discussioni e pratiche che sembravano dimenticate. (se volete saperne di più, potete scaricare il Dossier Villa Roth)

Il 14 Gennaio del 2014, l’allora presidente della provincia di Bari Francesco Schittulli, candidato alla presidenza della Regione Puglia e nel pieno della competizione con l’altro candidato Michele Emiliano, all’epoca ancora Sindaco di Bari, ordina lo sgombero di Villa Roth, millantando progetti di riqualificazione e diverse destinazioni d’uso dello spazio puntualmente disattesi. Fra i due inizia una polemica, messa in campo strumentalmente data la fase preelettorale, e sulla stampa Emiliano attacca violentemente Schittulli, definendo la sua azione “bestiale” e l’ex-presidente della Provincia in tutta risposta lo querela. Nel frattempo, il resto della città si mobilita in difesa degli occupanti di Villa Roth, sgomberati e denunciati in 15 per occupazione a fini di lucro e furto di acqua e luce. Le manifestazioni, le raccolte di firme e le dichiarazioni di solidarietà attivano dal basso quel processo che porterà centinaia di persone in corteo il 1°febbraio e all’occupazione dell’Ex-Caserma Rossani.

Mentre nell’Ex-Caserma oramai liberata gli occupanti iniziavano a segare tavole di legno per montare porte e finestre in uno luogo abbandonato da oltre 40 anni, gli operai comunali muravano le porte e le finestre di Villa Roth riportando indietro le lancette del tempo e riportando lo spazio all’abbandono.

Strano a dirsi ma a volte il tempo pare galantuomo e alla fine del 2015 le cose cambiano. L’ignavia del nuovo sindaco Antonio Decaro riguardo la situazione dell’Ex-Set, un capannone che ospitava una tendopoli con un centinaio di richiedenti asilo (sgomberati a loro volta dall’occupazione della Casa del Rifugiato) viene spezzata da una forte presa di posizione di Emergency, nella persona di Cecilia Strada, che denuncia le condizioni indegne nelle quali un centinaio di migranti erano costretti a vivere. Il sindaco, incapace di trovare soluzioni rapide, decide di trasferire una quindicina di richiedi all’interno di Villa Roth, che nel frattempo era stata già occupata silenziosamente da un paio di famiglie italiane.

All’inizio del 2016 Villa Roth comincia nuovamente a vivere, ma con una importante differenza: il Comune di Bari non si occupa in nessun modo dello spazio e dell’integrazione dei suoi abitanti, anzi costruisce un muro per dividere le famiglie italiane da quelle migranti. A conti fatti a Villa Roth è stata concessa la stessa destinazione d’uso data in passato dagli occupanti, ma questa volta, anziche essere gestita come un esempio di solidarietà e mutuo soccorso, giunta nelle mani del comune si è trasformata nell’espressione della mancanza e del razzismo istituzionale.

[Tutta colpa di Alfredo]

Se 4 compagn* dell’esperienza di Villa Roth hanno ricevuto un avviso di foglio di via (e pare secondo la velina della questura che otto saranno in tutto, senza fissa dimora compresi), la responsabilità è del questore di Bari che ha emesso il provvedimento. Facendo un ulteriore passo indietro si potrebbe individuare il mandante originario in Alfredo Rocco, esponente del Partito fascista che nel 1926 portò a compimento il progetto di riforma e sviluppo sia del nuovo codice penale (detto Codice Rocco) che del nuovo Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, il T.U.L.P.S., due degli strumenti più forti a disposizione del fascismo nel processo di consolidamento del potere e “fascistizzazione” della società.

Proprio il T.U.L.P.S. del ’26 dedicherà ampio spazio alle misure di prevenzione, che basano la loro natura solamente sulla base del sospetto e quindi ben più funzionali per la repressione del dissenso politico rispetto alla normale disciplina penale. Dopo l’approvazione delle leggi razziali fasciste del 1938, il confino e le relative misure di prevenzione furono applicate anche agli ebrei e agli omosessuali, accusati di “attentato alla dignità della razza”. Anche le prostitute e i transessuali ricadevano nelle categorie proposte per le misure di prevenzione di polizia. Dal 1956 in poi questi provvedimenti saranno sempre ampliati e modificati con nuovi dispositivi come l’Avviso Orale ed applicati sempre con maggiore diffusione prima contro capelloni, ribelli e disadattati, quindi contro militanti politici, ambientalisti, animalisti e sindacalisti. Lo stato italiano ha usato i fogli di via anche per costringere le popolazioni terremotate ad abbandonare le loro terre, Irpinia 1980 e l’Aquila 2009. L’uso delle misure preventive di polizia è aumentato drasticamente negli ultimi anni, colpendo i militanti e le militanti NOTAV e NOMUOS, coloro che lottano contro le carceri e CIE, sino ad arrivare al loro utilizzo per impedire la partecipazione a manifestazioni e cortei (oggi demonizzati dalla stampa come eventi “a rischio”) un esempio è il loro utilizzo a Roma il 25 Marzo, in occasione dei 60anni dei trattati europei, quando sono stati emessi una trentina di fogli di via, basati su pretesti inconsistenti come l’abbigliamento o ancor più grave indicando come motivazione del provvedimento la semplice appartenenza politica.

[#SeMiCacciNonVale]

Questi Fogli di via sembrano il frutto di una azione repressiva cieca, indiscriminata e spropositata, che non cela più quale sia la strategia messa in atto dal Ministro del terrore Minniti nei confronti dei movimenti sociali e di tutti coloro che intendono esprimere il proprio dissenso.

Una strategia che ha il sapore della minaccia, perfettamente coerente con il decreto in materia di sicurezza urbana “Minniti-Orlando”, scritto con l’entusiastica collaborazione del presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro.  Un decreto autoritario, e dunque di destra, che prevede la sistematizzazione del daspo Urbano e l’espulsione preventiva di qualsiasi tipo di indesiderato, dal writer all’occupante, dal mendicante alla prostituta, dai centri urbani e dalle zone turistiche. Ripulire le città e stroncare qualsiasi forma di dissenso è l’obiettivo finale, ancor di più in vista del prossimo G7 dei ministri economici. In questa prospettiva, il questore di Bari ha emanato questi provvedimenti: fare pulizia con qualunque mezzo possibile e con qualsiasi motivazione. Una denuncia per occupazione e furto di ben sei anni fa, senza che il processo sia mai iniziato pare essere una motivazione sufficiente per la questura di Bari per colpire indiscriminatamente, espellendo dalla metropoli attivisti, persone, compagn*, che vengono privati delle loro relazioni sociali, affettive e professionali ed insultando così l’intelligenza collettiva di questa città.

Alla luce di quanto detto, Non Solo Marange, collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza, ha avviato la campagna di solidarietà #SeMiCacciNonVale, per denunciare e combattere la deriva repressiva a cui stiamo assistendo e per esprimere solidarietà politica e materiale a tutti e tutte coloro che sono colpiti dalla repressione. Una campagna che si articolerà nelle prossime settimane con presidi, iniziative politiche ed artistiche di solidarietà, un appello rivolto a tutta la città affinchè sia garantita la libertà di espressione e di dissenso e il diritto a vivere dove si desidera.

Le prossime iniziative della campagna #SeMiCacciNonVale 

Giovedì 13 Aprile, dalle ore 17:30 – Presidio di solidarietà a tutti e tutte – Piazza Libertà di fronte alla Prefettura

Martedì 18 Aprile, dalle ore 10:00 – Iniziativa pubblica e conferenza stampa in collaborazione con Osservatorio Repressione – A breve tutte le informazioni

#SeMiCacciNonVale

Campagna contro la repressione e la criminalizzazione delle lotte sociali

Non Solo Marange, Collettivo di Muto soccorso e cassa di resistenza – Bari

Contro la repressione e la criminalizzazione delle lotte sociali a Bari

“..la informiamo che nei suoi confronti è in atto un procedimento amministrativo volto all’adozione del provvedimento di ingiunzione di non fare ritorno nel Comune di Bari..”.

Con queste parole, ovvero un provvedimento noto come Foglio di Via, la questura di Bari sta allontanando 4 persone dalla città di Bari per 3 anni e non sappiamo se ce ne saranno altri ancora. Ciò che viene imputato loro come prova della necessità di questo provvedimento è semplicemente ridicolo: il fatto che siano state denunciate per l’occupazione di Villa Roth, un’occupazione avvenuta ben sei anni fa e le cui indagini sono concluse da 3 anni. Reati per i quali gli imputati non sono stati ancora giudicati poiché il processo non è ancora iniziato. La pericolosità sociale di queste persone è una barzelletta, anche solo per il fatto che l’occupazione di Villa Roth è stata sostenuta da tutta la città attraverso petizioni e riconoscimenti, ma ciò nonostante la loro vita potrebbe essere rovinata sul serio, visto che tutti loro, pur non avendo la residenza a Bari, in questa città studiano o lavorano.

Sappiamo quali sono le motivazioni reali che spingono la questura a un provvedimento simile: il prossimo G7 dei ministri dell’Economia che si terrà a Bari il prossimo maggio. Evidentemente l’obiettivo è quello di colpire chiunque possa risultare un attivista politico oggi o in passato col fine di spaventare e dissuadere tutti coloro che hanno ancora voglia di esprimere il loro dissenso. Non si perseguono dei reati, si perseguono le persone e le loro idee, in perfetta coerenza col decreto Minniti.

Conosciamo già queste dinamiche: la volontà univoca di rispondere ad ogni forma di lotta sociale come se fosse una questione di ordine pubblico, il tentativo di soffocare nella repressione ogni possibile opposizione. Consapevoli che essere dei\delle militanti ti pone come bersaglio delle mire repressive di uno stato che sempre più volge verso una svolta securitaria nella gestione delle frizioni sociali e dei movimenti che attraversiamo; urliamo a gran voce e con dignità la nostra avversione a questo sistema repressivo criminale e criminalizzante.

Esprimiamo piena complicità e solidarietà ai perseguitati dalla questura di Bari e invitiamo tutte i\le solidali a partecipare al presidio a sostegno della campagna #SeMiCacciNonVale – Contro repressione e criminalizzazione delle lotte sociali,  Giovedì 13 aprile alle ore 18, in p.zza Libertà a Bari .

Fogli di via da Bari, arriva il G7

“..la informiamo che nei suoi confronti è in atto un procedimento amministrativo volto all’adozione del provvedimento di ingiunzione di non fare ritorno nel Comune di Bari..”.
Con queste parole, ovvero un provvedimento noto come Foglio di Via, la questura di Bari sta allontanando 4 persone dalla città di Bari per 3 anni e non sappiamo se ce ne saranno altri ancora. Ciò che viene imputato loro come prova della necessità di questo provvedimento è semplicemente ridicolo: il fatto che siano state denunciate per l’occupazione di Villa Roth, un’occupazione avvenuta ben sei anni fa e le cui indagini sono concluse da 3 anni. Reati per i quali gli imputati non sono stati ancora giudicati poiché il processo non è ancora iniziato. La pericolosità sociale di queste persone è una barzelletta, anche solo per il fatto che l’occupazione di Villa Roth è stata sostenuta da tutta la città attraverso petizioni e riconoscimenti, ma ciò nonostante la loro vita potrebbe essere rovinata sul serio, visto che tutti loro, pur non avendo la residenza a Bari, in questa città studiano o lavorano.
Sappiamo quali sono le motivazioni reali che spingono la questura a un provvedimento simile: il prossimo G7 dei ministri dell’Economia che si terrà a Bari il prossimo Maggio. Evidentemente l’obiettivo è quello di colpire chiunque possa risultare un attivista politico oggi o in passato col fine di spaventare e dissuadere tutti coloro che hanno ancora voglia di esprimere il loro dissenso. Non si perseguono dei reati, si perseguono le persone e le loro idee, in perfetta coerenza col decreto Minniti.

Il prezzo da pagare è altissimo, non solo perché questi provvedimenti di tipo amministrativo non prevedono regolare processo, ma solo il ricorso al TAR (procedura che ha dei costi molto elevati), e soprattutto perché queste persone saranno costrette ad abbandonare la città in cui studiano, lavorano e vivono. Trenta giorni dalla notifica per abbandonare la città: si tratta di una limitazione delle libertà di movimento gravissima.
Tutti e tutte siamo coinvolti davanti a questa evidente negazione dei diritti più basilari, che si inasprisce in maniera esponenziale e indiscriminata.
Non solo Marange, come collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza invita tutte le realtà, i collettivi, le associazioni, i singoli e le singole a mobilitarsi per garantire a tutte e tutti la libertà di espressione e di dissenso, contro la repressione preventiva e indiscriminata, la militarizzazione della città e dei territori e la deriva securitaria in atto in tutto il paese.
Avvieremo una campagna politica cittadina in difesa di tutti coloro che vengono colpiti dalla repressione ed invitiamo sin da subito tutte e tutti a partecipare il 6 aprile alla manifestazione cittadina per ribadire il nostro rifiuto a una legge razzista, autoritaria e discriminatoria quale è il DDL Minniti e alla mobilitazione in vista della prima udienza del processo Villa Roth che si terrà a Bari l’11 aprile prossimo.

NON SOLO MARANGE
Collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza – Bari

Nessuna agibilità per razzisti e fascisti in terra di Bari

Rilanciamo il comunicato delle compagne e dei compagni di Ex-Caserma Liberata

La città di Bari, nonostante sia medaglia d’oro alla Resistenza, è sempre stata una città mercantile e di destra, dove razzisti e fascisti hanno molto spesso goduto di coperture politiche e militari. Dai tempi di Nicola Lamaddalena, sindaco della Democrazia Cristiana, che coprì vergognosamente le responsabilità del MSI nel brutale assassinio di Benedetto Petrone, alla infame complicità dell’agente di polizia Francesco Tiani che nel 2003 fu correo di Forza Nuova nel tentato omicidio di un compagno nel 2003 (condannato insieme a 9 fascisti nel relativo processo), sino ad oggi dove protetti dal potere politico di una circoscrizione storicamente di destra, i fascisti di casapound aprono una sede nel rione Libertà. Casapound, i cui militanti si definiscono orgogliosamente “fascisti del terzo millennio”, sin dalle sue origini basa la propria azione politica sulla discriminazione del diverso, sia esso immigrato, omosessuale, indigente o genericamente “di sinistra”. Da un lato si presenta come partito politico alle elezioni, soffiando sul fuoco dell’odio contro gli stranieri, dall’altro veste i panni di presunte associazioni culturali, scolastiche, sportive, ecologiste quali: sovranità, la salamandra, gr.i.m.e.s., solidarité identités, blocco studentesco, sindacato blu, il circuito e la foresta che avanza. Attraverso queste associazioni casapound raccoglie fondi, per sostenere la sua attività di propaganda dell’odio anche in scuole e università. A riprova di ciò, in tutta Italia, sono numerosi gli attacchi a danno di chi non risponde ai criteri di “italianità” pensati da casapound.

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Dal 2011 a oggi, 20 arresti e 359 denunciati tra militanti e simpatizzanti di casapound per azioni violente (nei confronti di immigrati e richiedenti asilo, come l’anno scorso a Casal San Nicola a Roma, contro antagonisti e militanti di sinistra, contro giornalisti, scrittori ed infine fumettisti) o per reati connessi al narcotraffico e allo sfruttamento dell’emergenza clandestini (vedi l’inchiesta di Roma Capitale).
Come spesso accade in Italia, godono di ampia complicità e copertura fra gli appartenenti alle diverse forze dell’ordine e fra gli organi dello Stato che ne legittimano e difendono l’esistenza. Sono di poco tempo fa le dichiarazioni del prefetto Mario Papa, direttore centrale della Polizia di Stato. Papa, in una nota informativa del ministero dell’interno inviata al tribunale di Roma, dipinge questi soggetti come innocui giovanotti partecipi nel sociale, oltre che quelle del ministro del terrore Angelino Alfano che glissa sulle violenze squadriste e spesso le riduce ad episodi di scontro fra estremisti nella solita logica farlocca delle opposte fazioni.
Casapound, facendo leva sulla rabbia e l’insoddisfazione che la gente vive, in un periodo di crisi che parte dall’economia ma investe ogni ambito della vita individuale e collettiva, spinge alla guerra fra poveri, alimentando l’odio razziale e tentando di identificare nello straniero e nel diverso la causa dei nostri problemi. Nelle ultime settimane casapound ha messo in campo una campagna di aggressioni e intimidazioni quotidiane. Davanti ai campi Rom, davanti ai licei, nei quartieri, di fronte ai centri di accoglienza, ogni giorno i militanti neofascisti minacciano, insultano e provocano chiunque abbia idee diverse dalle loro o un altro colore della pelle. Tutto questo avviene spesso di fronte agli agenti di polizia che difendono la propaganda xenofoba e la prevaricazione fisica come se fosse normale attività elettorale.
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Tutto questo lo stiamo ricominciando a vedere e a vivere anche a Bari. Da quando i razzisti di casapound hanno aperto la loro sede in via Eritrea, nel rione Libertà a Bari, si è passati rapidamente dalle decine di scritte omofobe, razziste e fasciste, alle aggressioni verbali e fisiche ai danni di militanti e studenti dei collettivi autonomi e persone genericamente identificate come appartenenti o vicine all’area dell’antagonismo, agli agguati con le bombe carta alle 2 di notte per le strade del quartiere, sino alle aggressioni di stampo squadristico, in dieci “contro” due, armati di coltelli e spranghe.
L’apertura della sede di casapound a Bari coincide con il nuovo piano sicurezza del ministro del terrore Angelino Alfano. Chissà come mai ogni volta che qualcuno decide di alzare il livello di controllo e di repressione sulla gente, di riempire la strade di polizia, i fascisti si riversano per le strade, perché è in questo clima di tensione che i fascisti del terzo millennio s’insinuano, alimentando la distanza tra chi vive ai margini della società e coloro che si possono comprare una idea di futuro.
Sino ad oggi nella città di Bari, la questura, la prefettura, le autorità cittadine hanno lasciato completa agibilità a questi razzisti sino al punto tale da ritrovarci con ben 3 sedi fasciste in città, tra luoghi di ritrovo, come il covo del klan in via Benedetto Croce e l’artemisia in Via De Rossi e la sede di casapound in via Eritrea.
E’ oramai evidente che la radicazione di formazioni razziste e fasciste in città non possa più essere né concessa, né tollerata. Noi non ci siamo mai tirati indietro e siamo stati sempre nelle strade e nelle piazze per rivendicare e praticare l’antifascismo negando a costoro agibilità politica perché conosciamo la storia passata ed il presente, e non intendiamo abdicare ad un futuro dove razzismo, omofobia, intolleranza e discriminazione possano essere cancellati.
Nell’attesa che la città prenda posizione noi continueremo la nostra lotta per la chiusura di tutte le sedi fasciste in terra di Bari.

Altro “Avviso Orale” recapitato ad un compagno barese

Ancora un avviso orale per un nostro compagno di lotta emesso dal questore di Bari con il solo fine di ridurlo al silenzio. Denunce risibili di “violazione penale delle leggi in materia di riunioni in luogo pubblico” e per “invasione di terreni” sono bastate al questore per ritenere il nostro compagno “pericoloso per l’ordine pubblico” e per minacciare ulteriori misure di prevenzione ai sensi del art. 6 D.Lvo 159/2011.
Misure come la sorveglianza speciale, applicabile a questo genere di casi, hanno un sapore chiaramente fascista, poiché il D.Lvo 159/2011 fa parte delle norme antimafia e che invece da anni le questure e le procure applicano anche a chi partecipa alle lotte sociali.

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L’utilizzo di misure repressive e cautelari sproporzionate, ridicole è diventato ormai comune e parte di una precisa strategia, che “incrimina” basandosi su reati che reati non sono: perché essere sanzionati per essersi riuniti in luogo pubblico è solo una minaccia poliziesca e uno sfregio, che ha il solo scopo di rendere difficile la vita quotidiana e l’attività politica di chi non intende tirarsi indietro.
Quello che non ha compreso il questore di Bari è che le decine di denunce e misure cautelari che i compagni stanno subendo a fronte delle lotte in difesa degli spazi sociali, contro la devastazione ambientale di imprese e multinazionali, contro la precarizzazione della vita e delle relazioni sociali, contro le galere e i CIE, contro i razzisti e i fascisti che infestano i nostri quartieri, non fermeranno nè la nostra voce, nè le nostre lotte.
Nessuno rimarrà indietro
La solidarietà è un’arma, la solidarietà è una prassi

Fabio, Rino e Vincenzo liberi subito

Rilanciamo il comunicato delle compagne e dei compagni di Ex-Caserma Liberata

Nelle prime ore di venerdì 3 aprile sono stati messi agli arresti domiciliari 3 antifascisti pugliesi con l’accusa di aver partecipato all’aggressione avvenuta presso la sede di forza nuova di Bari, la notte tra il 18 ed il 19 ottobre scorso.
Ai tre antifascisti sono contestati i reati di lesioni personali aggravate e porto abusivo di oggetti atti ad offendere. ll Tribunale di Bari ha inoltre disposto per i ragazzi il divieto assoluto di comunicare con l’esterno, segno di una volontà nell’infliggere una punizione esemplare.

Fabio, Rino e Vincenzo liberi subito
Dall’inizio degli anni duemila i fascisti di questa città si sono resi responsabili di decine di aggressioni, se non di veri e propri attentati. Basti pensare alla bomba carta esplosa contro l’occupazione dell’Ex-Socrate, all’aggressione nel 2003 ai danni di alcuni militanti della RAF per la quale sono stati condannati noti fascisti, sino agli episodi del 2010 e 2011 per i quali, nonostante testimoni e telecamere, non sono state mai svolte indagini, né mai individuati gli aggressori.
I fascisti di questa città si sono resi responsabili di numerose aggressioni nei confronti di attivisti dell’Ex-Caserma Liberata e semplici frequentatori dello spazio occupato. I fascisti questa città professano l’odio razziale e religioso con i loro banchetti per le vie del centro cittadino, sono liberi di manifestare le loro idee xenofobe e omofobiche per strada e davanti alle scuole, di manifestare con celtiche e svastiche nel silenzio assenso di partiti e con la evidente copertura dei rappresentanti dello stato appartenenti alle forze dell’ordine. L’unico vero reato che ci si para davanti agli occhi è l’apologia di fascismo. L’unica soluzione per porre fine a questo genere di episodi è chiudere le sedi dei fascisti.
Dall’inizio dell’occupazione dell’Ex-caserma rossani e con la nascita dell’Ex-caserma Liberata, il collettivo d’occupazione è stato fatto oggetto di accuse ed attacchi politici pretestuosi e privi di fondamento, il cui unico scopo era mettere in cattiva luce la nostra esperienza di autogestione, che dal basso esercita opposizione sociale e critica politica in una città come Bari, povera non solo dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista sociale e culturale. Con il procedere del nostro impegno nelle iniziative politiche e sociali, in parallelo si sono tessute trame che ci hanno visto di volta in volta associati a qualsiasi evento potenzialmente pericoloso accaduto in città. Dal mese di Ottobre dell’anno scorso stiamo portando avanti un percorso condiviso con l’amministrazione Decaro per continuare a svolgere le attività all’interno della rossani attraverso un comodato d’uso temporaneo. Da quel momento sono iniziati gli strumentali attacchi politici da parte delle destre cittadine, che per biechi motivi elettorali si sono resi sciacalli se non veri e propri complici delle provocazioni fasciste che si sono ripetute nei mesi .
Respingiamo al mittente le richieste di sgombero arrivate da partiti fascisti e xenofobi come forza nuova, fratelli d’italia, alleanza nazionale e forza italia, e ci chiediamo perché non sciolgano i loro stessi partiti, dato che traboccano di indagati e condannati.
Riguardo ciò che hanno scritto i giornali in queste ore non sapremmo da dove cominciare per correggere le inesattezze e l’approssimazione con cui scrivono e danno in pasto le vite di tre ragazzi incensurati all’opinione pubblica, descrivendoli come dei criminali. Siamo vicini ai compagni agli arresti domiciliari e alle loro famiglie e restiamo in attesa che gli avvocati abbiano tra le mani la documentazione che dimostri di cosa sono accusati e quali siano le presunte prove a loro carico.
Fabio, Rino e Vincenzo liberi subito
Si parte e si torna tutti insieme
Collettivo Ex-caserma Liberata