Presentazione di Costruire Evasioni con Prison Break Project

Venerdì 1° Dicembre, dalle ore 19:30
Presso il Cineteatro Mimì Milano in Ex-Caserma Liberata

incontriamo

Prison Break Project

progetto di ricerca ed analisi sulla repressione dei movimenti sociali, per presentare il loro lavoro

COSTRUIRE EVASIONI Sguardi e saperi contro il diritto penale del nemico
Edizioni Be Press

a seguire cena sociale a supporto delle attività di Non Solo Marange

Dalla prefazione di Salvatore Ricciardi:
“Seguendo il filo di queste indicazioni si potrà avere un quadro più preciso delle tendenze che sta assumendo la repressione per non farci trovare impreparati. Né colti alla sprovvista.
Avere questo libro tra le mani è importante; ancora più importante è leggerlo e discuterlo collettivamente; ma la vera sfida è quella di continuare questa riflessione sul piano pratico, senza tralasciare quello analitico.”

Come collettivo di Mutuo soccorso e cassa di resistenza siamo convinti che oggi come ieri sia importante parlare di repressione non solo per analizzarne le modalità operative. ma anche per offrire ad attivisti ed attiviste, militanti e a tutti e tutte coloro che lottano nuovi strumenti di autodifesa, di critica e di resistenza collettiva alla repressione.

Le realtà antagoniste baresi negli ultimi anni sono state oggetto di innumerevoli denunce e di atti di repressione sia individuali che collettivi, così come molte altre realtà di lotta ed aggregazione nel resto della regione. Pensiamo al Movimento NoTap in lotta contro la devastazione del territorio, ai disoccupati brindisini recentemente condannati, ai cittadini tarantini che contestavano Renzi e la devastazione ambientale dell’Ilva, oltre che alla continua repressione subita dagli attivisti dei centri sociali, delle case occupate e dei luoghi di aggregazione antifascisti. Una repressione fatta non solo di denunce ma anche di provvedimenti amministrativi come l’avviso orale, il Daspo e i fogli di via.

Proseguiamo con l’analisi e il dibattito intorno alla situazione repressiva, avviato da oltre due anni da Non solo marange attraverso il dialogo con altre realtà impegnate nel voler inceppare il meccanismo repressivo dello stato. Questa volta lo faremo invitandovi al confronto con il progetto Prison Break, per diffondere saperi di resistenza e costruire nodi di contropotere.

nonsolomarange.noblogs.org
prisonbreakproject.noblogs.org

Prison Break Project nasce dall’esigenza di tre precari di prendere parola sulle dinamiche repressive in atto e così contribuire ad una riflessione critica, rivolta principalmente ai movimenti sociali, sulle modalità per spezzare le logiche di isolamento, di limitazione dell’agibilità politica e d’imprigionamento dei corpi che la repressione impone.
Abbiamo avvertito l’urgenza di un intervento su tale ambito dopo esserci confrontati in maniera più o meno diretta con le conseguenze della stretta repressiva che si è registrata in Italia, in particolare nell’ultimo decennio. Nell’ambito della nostra partecipazione alle lotte sociali, alle quali cerchiamo nel nostro piccolo di contribuire, abbiamo conosciuto sulla pelle, nostra o dei nostri compagni e compagne, la crudezza della criminalizzazione e i suoi effetti nefasti sulla capacità organizzativa e l’efficacia delle forme di opposizione al sistema capitalista attuale.

Nel corso della nostra esperienza universitaria abbiamo vissuto percorsi di mobilitazione ed autoformazione che ci hanno portato a contaminare le nostre conoscenze specialistiche grazie a un confronto orizzontale e diretto. Ciò ha permesso di conquistarci una capacità critica e decostruttiva della neutralità e della sacralità dei saperi. Le conoscenze “tecniche” possono essere utili se rovesciano la finalità degli steccati disciplinari, sempre volti a negare la possibilità di una visione critica globale e a riprodurre la continuità e la solidità delle architetture del potere.
La nostra formazione eterogenea, derivata da studi giuridici e sociologici, ci ha quindi consentito di sviluppare una conoscenza strumentale in grado di considerare la dimensione tecnica e discorsiva dei dispositivi repressivi. In ogni caso non siamo tecnici né accademici e se la nostra riflessione può a tratti sembrare poco scientifica o presentare delle ingenuità è anche perché abbiamo preferito dare priorità, più che al rigore metodologico, all’esigenza di offrire utile e tempestivo supporto al contrasto dei meccanismi repressivi.

Il progetto prevede la realizzazione di un libretto autoprodotto, il quale contiene l’analisi di alcuni aspetti generali e delle questioni che ci sembrano più rilevanti in merito al fenomeno repressivo. In questo blog invece vengono pubblicati di volta in volta approfondimenti, materiali, e contributi su aspetti più specifici. Questi lavori mirano a contribuire al dibattito di movimento e dal dibattito stesso traggono spunti e conoscenze sul tema. Per questo è per noi fondamentale la massima circolazione e la possibilità di discussione sui ragionamenti elaborati, anche attraverso il confronto diretto e la presentazione del libro presso tutte quelle realtà che mostrano interesse in tal senso.
I dispositivi repressivi mirano ad isolare e a dividere in gruppi e fazioni. Per meglio opporsi ad essi occorre invece un fronte il più possibile trasversale e, a tal fine, il nostro sforzo è di elaborare riflessioni che tentino di superare i recinti identitari. Come dimostra l’avventura di Michael Scofield e dei suoi complici, solo rivoltando il sapere tecnico contro il potere, alleandosi tra diversi, avendo chiaro l’obiettivo comune, possiamo aprire brecce nelle pareti che ci bloccano e ci tengono isolati.

Prison Break Project

Presentazione del libro “Non ho visto niente” + Proiezione di “Archiviato”

Mercoledì 25 ottobre, presso il cineteatro Mimì Milano /// Ex-Caserma Liberata

una iniziativa di confronto e discussione sulla lotta NOTAV

dalle ore 19:30
** prersentazione del libro ed incontro con l’autrice Angela Giordano
NON HO VISTO NIENTE – SUL COME ESSERE NO TAV COMPORTI PERDERE IL LAVORO
Ed. Sensibili alle Foglie

dalle ore 20:30
** proiezione del documentario di Carlo Amblino
ARCHIVIATO – L’ OBBLIGATORIETA’ DELL’ AZIONE PENALE IN VALSUSA

dalle ore 21:30
** Cena sociale a sostegno delle attività di Non Solo Marange

 

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#SeMiCacciNonVale – 18/04/2017 – Conferenza Stampa ed iniziativa pubblica

Martedì 18 Aprile ore 10:00
Conferenza Stampa #SeMiCacciNonVale
Aula Aldo Moro, Dipartimento di Giurisprudenza

ore 10:00

Conferenza stampa a sostegno della campagna #SeMiCacciNonVale

ore 10:30

Le misure amministrative di prevenzione e il DDL Minniti Orlando

Intervengono:
Luigi Pannarale – Professore ordinario di Sociologia del diritto – Uniba
Simonetta Crisci – Avvocati Europei Democratici
Vincenzo Miliucci – Confederazione Cobas
Italo di Sabato – Osservatorio Repressione
Giuseppe Campesi – Ricercatore SciPol e docente di cittadinanza dei diritti umani
Modera:
Gennaro Tosto – Non Solo Marange, collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza


Mentre il decreto Minniti – Orlando era in discussione alle Camere, a quattro ragazzi sono stati notificati altrettanti fogli di via dalla città di Bari. Ciò che viene imputato loro come prova della necessità di questo provvedimento è il fatto che siano stati denunciati per l’occupazione di Villa Roth, un’occupazione avvenuta ben sei anni fa, le cui indagini sono concluse da 3 anni. Oggi il DDL Minniti Orlando è legge. Si tratta di un decreto securitario che prevede tra i vari articoli nuovo rito processuale riservato ai richiedenti asilo e dispositivi repressivi amministrativi come il “Daspo Urbano”, ovvero la sistematizzazione dell’utilizzo delle misure amministrative di tipo preventivo come strategia di repressione e allontanamento delle marginalità sociali così come dei movimenti sociali e di chiunque intenda esprimere la propria differenza o il proprio dissenso.
Questo decreto, scritto con l’entusiastica collaborazione del presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro prevede l’espulsione preventiva di molteplici soggettività (dal writer all’occupante, dal mendicante alla prostituta) col fine di renderli “indesiderabili”, a tutela dei centri urbani e dei flussi turistici ed economici. Ripulire le città e stroncare qualsiasi forma di dissenso è l’obiettivo finale, ancor di più in vista del prossimo G7 dei ministri economici che si terrà a Bari a Maggio.

Per denunciare la deriva repressiva a cui stiamo assistendo e per esprimere solidarietà politica e materiale a tutti e tutte coloro che sono colpiti dalla repressione, NON SOLO MARANGE – Collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza convoca alle ore 10 una conferenza stampa per parlare della campagna di solidarietà #SeMiCacciNonVale .

Intervento di Soccorso Rosso Internazionale / Battaglione Internazionale di Liberazione

di seguito l’intervento di due compagni di Soccorso Rosso Internazionale sulla situazione in Rojava e sull’esperienza Battaglione Internazionale di Liberazione che raggruppa combattenti comunisti, anarchici e antifascisti, accorsi a difendere il Rojava con lo stesso spirito delle Brigate Internazionali nella Spagna del 1936.

Con questo post cogliamo l’occasione per ringraziare tutte le compagne e i compagni che hanno sostenuto con il loro contributo fattivo la buona riuscita dell’iniziativa e tutti gli artisti che si sono esibiti sul palco dell’Ex-Caserma Liberata. Con questa iniziativa abbiamo contribuito alla campagna internazionale di Soccorso Rosso Internazionale di Basel (rhi-sri) finalizzata all’acquisto di materiale medico per il Battaglione Internazionale in Rojava.

ifblogo

Non mi uccise la morte – Il Caso Cucchi

Sabato 5 novembre Nonsolo Marange e Osservatorio sulla Repressione vi invitano a partecipare ad un incontro / dibattito per mantenere viva l’attenzione sul caso Cucchi.
con:
Ilaria Cucchi – sorella di Stefano
Fabio Anselmo – avvocato della famiglia Cucchi e Aldovrandi
Italo di Sabato – Osservatorio sulla Repressione
Gennaro Tosto – Nonsolo Marange

A partire dalle ore 18 presso l’Ex-Caserma Liberata ripercorreremo la vicenda giudiziaria Cucchi.
Un’odissea giudiziaria che va avanti da oltre sette anni: fra reticenze, sentenze contraddittorie, perizie e controperizie sul corpo di Stefano la famiglia Cucchi continua la sua battaglia con l’obiettivo di fare luce intorno alle cause che hanno portato alla morte di Stefano e individuare finalmente i responsabili.

Discuteremo di repressione per le strade e di tortura nelle carceri, dei dispositivi legislativi che sono arma contro chiunque osi mettersi contro lo stato per affermare bisogni e diritti. Per non dimenticare i volti di quei ragazzi morti mentre erano nelle mani dello stato, il cono d’ombra in cui sono state avvolte le morti di Stefano, Carlo, Federico, Aldo, Michele, Carmine, Giuseppe, Riccardo, Dino, Francesco, Massimiliano, Abderramhan, Vincenzo, Vittorio, Vito, Ettore, Dario, David …..

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Da quel 22 ottobre del 2009 quando Stefano Cucchi fu dichiarato morto presso all’ospedale Pertini di Roma ad oggi sono passati sette anni. Un primo processo ha visto in 3 gradi di giudizio prima assolvere, quindi condannare e in ultimo grado assolvere nuovamente i 5 medici che hanno avuto in cura Stefano Cucchi nell’ospedale Pertini di Roma perché non è possibile dimostrare nella pratica se il loro comportamento abbia potuto influire sulla morte di Stefano. Nel 2015 nasce una inchiesta bis che porta all’iscrizione nel registro degli indagati i carabinieri Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro, Francesco Tedesco (tutti per lesioni personali aggravate e abuso d’autorità), Vincenzo Nicolardi e Roberto Mandolini (per falsa testimonianza, e il solo Nicolardi anche di false informazioni al pm) e nel dicembre dello stesso anno la Procura di Roma chiede, nell’ambito dell’incidente probatorio davanti al gip, una nuova perizia sul pestaggio subito da Cucchi. Il 4 ottobre del 2016 i periti nominati dal gip consegnano un perizia di 250 nella quale da un lato riconoscono per la prima volta “la recente frattura traumatica di S4 associata a lesione delle radici posteriori del nervo sacrale” ma dall’altro si avventurano in labirinto di ipotesi affermate e negate insieme, di contorte ricostruzioni che portano alla morte “di epilessia” anche se l’ipotesi stessa è «priva di riscontri oggettivi».

E il 15 ottobre del 2009, giovedì ore 21:00, Stefano Cucchi saluta i genitori e esce dalla casa in cui è cresciuto in via Ciro D’Urbino, a Roma: ha appuntamento col suo amico Emanuele. Il progetto è di far fare una passeggiata a Dafne, il cane setter che ha preso al canile e a cui è affezionatissimo. Alle 22:30 Stefano e Emanuele fermano le auto davanti alla chiesa di San Policarpo, ma non fanno neanche in tempo a scendere che due carabinieri in divisa bussano sul finestrino delle rispettive macchine. “Documenti”. Da quel momento la vita di Stefano entra in un cono d’ombra di stato per uscirne solo cadavere 8 giorni dopo. Stefano viene recluso, pestato selvaggiamente, torturato e quindi abbandonato nel sistema carcerario tra burocrazia e medici reticenti, gli viene negata la possibilità di incontrare un legale di fiducia e la possibilità di incontrare i propri genitori che per giorni hanno disperatamente cercato di vederlo.
I genitori di Carlo vedranno il loro figlio morto con in dosso gli stessi vestiti che aveva quando era stato arrestato e quello che i loro occhi hanno dovuto vedere sono, per noi, immagini che conosciamo bene grazie al coraggio della sorella di Stefano, Ilaria Cucchi che supportata dall’avvocato Fabio Anselmo ha deciso tempo addietro di pubblicare le foto di Stefano in obitorio.

Se il carcere è il luogo della disumanizzazione, della spersonalizzazione individuale e affettiva, della violenza e della privazione, la vicenda giudiziaria che Ilaria Cucchi e la famiglia hanno dovuto affrontare è stato un girone infernale fatto di negazione sistematica, aggressione e sciacallaggio mediatico atto a negare le responsabilità degli uomini dello stato nella morte di Stefano.

La poesia e i linguaggi artistici come antidoto alla repressione: un viaggio nelle carceri italiane e nei bracci della morte degli Stati Uniti.

Sabato 17 Settembre, dalle ore 16:00 Ex Caserma Liberata, una giornata rivolta a chi è recluso in collaborazione con le Brigatepoetirivoluzionari
Ore 18:00 – Poesia Resistente
La poesia e i linguaggi artistici come antidoto alla repressione: un viaggio nelle carceri italiane e nei bracci della morte degli Stati Uniti.
Un incontro con Marco Cinque su esperienze e progetti realizzati assieme a detenuti/e e condannati/e a morte.
Ore 19:00 Scrivere senza prigioni: campagna di sensibilizzazione all’invio di lettere ai detenuti/e
La solidarietà è un’arma,
La solidarietà è una prassi.

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Incontro dibattito regionale sulla repressione – 28 maggio, ore 17:00 – Ex-Caserma Liberata

Nell’ultimo anno le diverse procure della Regione Puglia hanno lanciato un duro attacco repressivo. A subirlo sono stati tutti coloro che negli ultimi anni si sono opposti alle “grandi opere” e alle speculazioni, una pioggia di denunce ha colpito chiunque abbia voluto esprimere il proprio dissenso verso le politiche governative di impoverimento sociale e di sfruttamento dei territori insieme a coloro che hanno lottato contro carceri, C.I.E. e tutti i luoghi di detenzione per la libertà di tutte e tutti.
Anche in Puglia, come nel resto del paese, alle denunce e ai processi si sono aggiunte decine e decine di misure cautelari e di prevenzione, misure interdittive ed in ultimo i decreti penali di condanna. A tutte/i coloro che sono colpite/i da questa ondata repressiva, in ultimo le 46 denunce per l’occupazione dei binari contro la truffa Xylella e 3 denunce per i compagni del Terra Rossa di Lecce, occorre dare tutta la nostra solidarietà e il nostro supporto.
Alla criminalizzazione delle istanze dal basso si può rispondere solo rilanciando la lotta. E questo può avvenire solo grazie all’organizzazione e alla consapevolezza necessaria a non farsi spaventare e limitare da queste misure, creando sistemi di reazione alla repressione che mettano in comune le esperienze e le pratiche, con l’unico scopo di permettere alla lotta di continuare, senza che nessuno venga danneggiato o rimanga isolato.
Come NONSOLO MARANGE – Cassa di Resistenza e supporto legale nel nostro primo anno di attività siamo stati al fianco degli antifascisti baresi sotto processo e stiamo avviando una campagna di mobilitazione riguardante le oltre 70 denunce ricevute in terra di Bari tutte riguardanti “reati” commessi durante azioni politiche. Inoltre abbiamo sostenuto la campagna per i detenuti del processo 15 Ottobre e ci siamo confrontati con altre realtà solidali nazionali quali Rete Evasioni e Osservatorio Repressione; grazie al confronto continuo con compagne e compagni che hanno partecipato alle nostre iniziative abbiamo maturato la necessità di essere noi stessi promotori di nuovi legami e nuove strategie per sostenere tutti coloro che sono vittima della repressione.
Per questo invitiamo tutte le realtà dei centri sociali e degli spazi occupati, delle palestre popolari, delle realtà territoriali che combattono contro le aziende che inquinano e devastano i territori, ad un pomeriggio di confronto e dibattito, incentrato sulle esperienze e sulle pratiche per essere vicini ai nostri compagni, difenderli, rivendicare con fierezza le ragioni per cui hanno e abbiamo lottato.
Il dibattito si terrà sabato 28 maggio dalle ore 17:00, negli spazi dell’Ex-Caserma Liberata di Bari

Week-end pugliese contro le nanotecnologie e in solidarietà a Silvia, Billy e Costa.

Le nano e bio tecnologie rappresentano i nuovi mattoni del dominio tecno-scientifico con cui si sta costruendo il nuovo fronte del fascismo invisibile. Semi e colture modificate geneticamente, impianti neurologici, batteri ingegnerizzati, insetti modificati geneticamente rappresentano la distruzione della biodiversità e degli antichi saperi.
L’uso delle tecnologie RFDI e di geolocalizzazione, lo sfruttamento dei Big Data raccolti dalle multinazionali che operano nel web, stanno compromettendo il nostro modo di vivere e il modo in cui percepiamo noi stessi e la realtà.
L’iper-tecnologizzazione del quotidiano è una forma di potere che si appresta a far a meno della Natura per dominare ogni ambito della produzione sia materiale che immateriale sfruttando dati e conoscenze con l’unico scopo di trarne profitti economici.
Nella nostra terra caso emblematico è quella che i salentini hanno chiamato “frode Xylella”, un complesso batterico che ha causato il disseccamento di migliaia di ulivi. Al problema il governo italiano ha risposto con un piano distruttivo, sostenuto dalla “scienza ufficiale”, che prevedeva l’abbattimento indiscriminato di piante per centinaia di chilometri. Una vera e propria truffa scientifica scoperta da chi, armato di cultura contadina ha denunciato l’indebolimento dei terreni e delle piante causate dall’uso indiscriminato di pesticidi e sostanze diserbanti, con il solo scopo di sostituire le vecchie culture con prodotti non autoctoni o addirittura OGM in quanto “resistenti al batterio” ( more info: http://ilpopolodegliulivi.altervista.org/xylella-colonialismo-e-bugie/ ).
Per discutere e confrontarci sul nuovo totalitarismo creato dalle tecnoscienze abbiamo deciso di invitare in Puglia Silvia, Billy e Costa, attivisti del collettivo “Resistenze al nanomondo”, duramente colpiti dalla repressione proprio per la loro attività politica contro le multinazionali delle bio e nano tecnologie.
La repressione non può nulla se la lotta di coloro che si oppongono al capitalismo è sostenuta da tutte e tutti, perché la solidarietà è una pratica che, oltre a non voler lasciare isolato chi è colpito dalla repressione, non vuole che questa rappresenti un freno o un indebolimento per la lotta. La solidarietà per Silvia, Billy e Costa vuole dare nuova linfa di rabbia ed opposizione contro le nanotecnologie e qualsiasi forma di manipolazione e controllo degli esseri viventi.

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Se in un certo immaginario cyberpunk al pervasivo tecno controllo delle corporation e delle forze di polizia, i ribelli hacker direttamente interconnessi alle reti di dati, rispondevano potenziati da innesti tecnologici in grado di aumentare le prestazioni biologiche dei loro corpi, nella realtà che viviamo, ci opponiamo al pervasivo tecno controllo della società capitalista fatta di telecamere, tecnologie Rfid, trojan di stato, nano e bio tecnologie, scienze dei big data con le nostre nude mani.

Domenica 7 Febbraio * Resistere al nanomondo
Un incontro solidale per sostenere le lotte contro le nano/bio tecnologie

18.30 Proiezione del documentario “Un mondo senza umani?” di P.Borrell, (Francia. 2012)

20.00 Incontro dibattito con il collettivo “Resistenze al nanomondo” e con i compagni Silvia, Billy e Costa, attivisti contro le nanotecnologie, processati e detenuti in Svizzera per un tentato attacco ad un centro di ricerca sulle nanotecnologie di proprietà di IBM e Università di Zurigo, ora nuovamente sotto processo dal tribunale di Torino.
www.resistenzealnanomondo.org

21.00 Cena sociale benefit senza sfruttamento per sostenere le spese processuali di Silvia, Billy e Costa a cura di Cucina Sovversiva
www.magozine.it/cucina-sovversiva-manifesto-e-progetto
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UN MONDO SENZA UMANI?
80 minuti
Produzione francese del 2012 oggi tradotto in italiano.
Un ampio spaccato su dove sta portando la convergenza delle scienze in una società dalle macchine onnipresenti: interviste a filosofi, a critici e soprattutto ai maggiori fautori e sostenitori di queste tecno scienze. Non si parla di un ipotetico futuro da “migliorare” e manipolare ma di un presente dove questo è già una realtà.

Con la convergenza di nanotecnologie, biotecnologie, informatica, neuroscienze, avviene un salto epocale: ambiti prima separati ora si fondono e si intersecano. La convergenza capitanata dalle nanotecnologie modifica le relazioni, trasforma e plasma la percezione del mondo circostante, del nostro corpo. Interiorizziamo la logica che sottende queste tecnologie e l’idea di mondo che si sta costruendo. Il potere non è mai stato così pervasivo e totalizzante, entrando a un livello ancora più profondo. Un mondo atomizzato, dove il vivente è considerato mera materia da scomporre, modificare e plasmare per le molteplici necessità di questo sistema.
Queste tecnologie sono un pilastro della Green Economy, multinazionali tossiche che si tingono di verde smerciando in chiave sostenibile nocività ben più tossiche, irreversibili, ricombinabili e ancora più incontrollabili degli sviluppi precedenti. La loro nocività va oltre ai danni alla salute animale-umana e all’ambiente naturale, è una nocività sistemica con una portata travolgente.
Un’artificializzazione continua della vita, con continue manipolazioni per arrivare alla riprogettazione stessa del vivente con la biologia sintetica, che prende posto accanto a un’ingegnerizzazione sociale.
La rivoluzione nano apre il tempo dei nano-sensori e del “pianeta intelligente” di IBM: una rete informatica dove ogni cosa di questo mondo è un componente: umani, altri animali, ambienti naturali, oggetti, infrastrutture, tutti interconnessi tra loro comunicando in una grande rete globale.
…Il codice appare nel display, un bip e una luce rossa lampeggia, l’animale nell’allevamento è entrato nel sistema, l’etichetta a radiofrequenza inserita nel suo corpo comunica, ora l’animale esiste. Il soggetto oltre che essere ridotto a mero oggetto e pezzo di carne ora diventa macchina comunicante in un universo presto pieno di macchine comunicanti…
In questo documentario alcuni dei massimi fautori di queste tecno-scienze e del transumanesimo esprimono le loro intenzioni: basterebbe sentire le loro parole per renderci conto del mondo che si sta costruendo, ma soprattutto che non si tratta di un qualcosa in là da venire, né un futuro lontano o di scenari futuristici di qualche folle tecnocrate…
Per capire l’attuale società, i rapporti di dominio e per opporci a questo presente e al domani che può sembrare ineluttabile, si rende necessario comprendere la portata di queste tecnologie che non rappresentano un semplice sviluppo tecnologico o un qualche modello di produzione sbagliato, ma il nuovo tecno totalitarismo. Sviluppiamo una critica radicale, costruiamo momenti di opposizione e diamo concretezza ai contorni spesso sfumati che avvolgono queste tecno-scienze: le ricerche in questi campi non avvengono solo dentro laboratori segreti, basta andare nelle università, nei centri di ricerca pubblici o di qualche multinazionale come l’IBM.
Dalla pianta modificata geneticamente agli impianti neurologici, dal batterio ingegnerizzato per pulire i mari dal petrolio alle RFID diffuse, dalla distruzione della biodiversità alla distruzione di antichi saperi e all’atrofizzazione del pensiero e delle relazioni, c’è dietro un unico mondo e un filo che le lega e che possiamo spezzare.

una iniziativa promossa da Nonsolo Marange – Cassa di Resistenza e Supporto Legale
https://www.facebook.com/nonsolomarange

con il sostegno di GramignArci – Via Adige 34, Bari
https://www.facebook.com/GramignArci

Presentazione di Essere Skinhead + proiezione This is England

Sabato 19 Dicembre, presso il Cineteatro Mimì Milano
dalle ore 19:00, proiettiamo THIS IS ENGLAND, di Shane Meadows

dalle ore 20:00 presentiamo in compagni dell’autore
ESSERE SKINHEAD – Birra, Boots e Oi! [Hellnation Libri]

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Birra, boots e Oi!
Testa rasata, jeans stretti, polo Fred Perry e, ai piedi, immancabili, un paio di solidi anfibi… è il look inconfondibile di uno skinhead cioè, al di là di qualunque pregiudizio e a dispetto della disinformazione, di un militante antifascista, fedele ai valori della strada, alla sua crew (Dusty Boots Brigade) e, prima di tutto, alle radici proletarie e antirazziste della musica Oi!
Ambientata nel cuore antagonista del meridione italiano, Essere skinhead è un’avventura fatta di musica, birra e noie molto serie con la polizia. Un libro scritto durante la detenzione domiciliare da uno dei protagonisti di una sottocultura che, in ogni caso, preferisce la concretezza delle azioni a una vita fatta solo di parole. Ma anche un manifesto generazionale. E un invito a non abbassare mai la testa, perché neppure la repressione può nulla contro l’arma della solidarietà e al cospetto di uno stile poco avvezzo ad accettare i compromessi.
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La vendità del librò ESSERE SKIINEHEAD, sostiene le attività di Nonsolo Marange – Cassa di Resistenza e Supporto Legale

La solidarietà è un’arma, la solidarietà è una prassi