Bari non ha paura – Comunicato sul corteo del 21 e sulla vile aggressione fascista

Venerdì 21 settembre oltre 1000 persone sono scese per le strade della città di Bari per manifestare la propria opposizione a questo governo e alle sue retoriche securitarie, razziste e fasciste, finalizzate solo a ottenere facile consenso elettorale e a dare in pasto un nemico agli abitanti dei quartieri vessati dalla povertà.
[Antefatto]
Giovedì 13 settembre ore 9:00, la celere e la digos fanno irruzione nella casa di una compagna per sequestrare uno striscione con su scritto – Salvini Bimbominkia – procedendo quindi ad una lunga perquisizione della sua abitazione oltre al solito corollario di abusi e minacce trasformati in due denunce, una per vilipendio delle istituzioni e l’altra per resistenza, per lei e suo figlio.
Ore 10:50, il ministro degli interni Matteo Salvini viene a Bari per sponsorizzare politicanti locali appena saliti sul carro della Lega quali Romito, Sasso e in ultimo Cipriani e per soffiare sul fuoco dell’intolleranza e della xenofobia in un quartiere multietnico e complesso come il quartiere Libertà a Bari. Mentre Salvini veste felpe e rilascia interviste a favore di telecamera circondato a malapena da un centinaio di sostenitori, a circa 500 metri, in piazza del Redentore si svolge un presidio antirazzista convocato dal collettivo di Ex-Caserma Liberata e dalla rete informale Mai con Salvini – Bari non si Lega. Dopo circa un’ora il presidio si muove spontaneamente per le strade del quartiere per protestare contro la presenza strumentale del ministro degli interni per le strade della città di Bari e per ribadire che non sarà certo la presenza di più pattuglie di polizia a risolvere i reali problemi di un quartiere dove la dignità delle persone che lo abitano viene quotidianamente calpestata dalla totale assenza dello stato sociale e di strumenti di sostegno alle famiglie povere. Durante il corteo viene confermata la mobilitazione per sabato 21 settembre. Nei giorni successivi, a ritmo incalzante, le assemblee politiche e quelle organizzative tracciano contenuti e modalità per il corteo e nel mezzo giunge a 22 tra compagne e compagni di Ex-Caserma Liberata una denuncia per manifestazione non autorizzata e turbativa dell’ordine elettorale per aver contestato la presenza a Bari di Di Stefano, leader di casa pound lo scorso 13 Febbraio.
[Venerdì 21 Settembre]
Sono le ore 18:30 quando il corteo si muove per le strade della città di Bari per contestare apertamente le retoriche e le politiche securitarie, razziste e fasciste del governo 5 stelle – lega. Oltre mille persone hanno risposto all’appello alla manifestazione e compongono un lungo corteo che ha attraversato le strade del quartiere Libertà tra interventi, cori e slogan, musica e la partecipazione attiva e sentita di tutte e tutti coloro che erano in strada. Un corteo che ha coinvolto le soggettività meticce del quartiere con i loro cari insieme ai gruppi politici e alle comunità migranti.
Verso le 22:00 il corteo giunge a piazza del Redentore, nel quartiere Libertà, dove gli interventi finali lasciano lo spazio alla musica dal vivo e ad una cena multietnica organizzata da alcuni nuclei familiari del quartiere; sventolano le bandiere di DAX. Sono circa le 22.40 quando arriva la prima telefonata – “aiuto i fascisti ci hanno aggredito con le mazze sotto la sede di casa pound, c’è un compagno a terra privo di sensi con la testa rotta”.
Il quartiere Libertà era militarizzato dal primo mattino. Le case dei compagni con la pattuglia al portone, mentre sia la sede di Cipriani – Riprendiamoci il futuro – in via Trevisani che la sede di casa pound in via Eritrea, entrambe site nel quartiere erano pesantemente militarizzate dalle FDO dall’ora di pranzo.
I compagni e le compagne si muovono compatti da via Crisanzio verso Via Eritrea dove trovano due reparti della celere. Tre cariche per allontanare tutti e tutte da via Eritrea con i compagni ancora a terra sanguinanti.
[L’aggressione]
Ore 22:30 Alcuni compagni si muovono verso la stazione per tornare a casa quando in via Crisanzio incontrano una donna eritrea con sua figlia nel passeggino, spaventata dalla presenza dei fascisti all’inizio di via Eritrea “sono armati e non mi hanno fatto passare per andare a casa, mi hanno terrorizzata”. Giacomo, Antonio, Claudio e Eleonora avanzano e si accorgono che circa una trentina di fascisti armati di spranghe presidiano l’ingresso della strada, la polizia è sparita; ci sono due camionette della polizia che nascondono gli agenti oltre via Eritrea. Nel giro di pochi secondi vengono inseguiti e aggrediti con spranghe, cinghie e tirapugni. Rimangono a terra due compagni, uno ha perso i sensi e ha la testa vistosamente aperta, uno sanguina ovunque mentre gli altri sono leggermente contusi o feriti. I fascisti si raggruppano davanti alla loro sede mentre la celere si frappone e impedisce l’arrivo dell’ambulanza, ferma dall’altro lato dell’isolato su corso Italia, per incomprensibili motivi di sicurezza. Il sangue cola ancora sull’asfalto mentre compagne e compagni arrivati vengono ripetutamente caricati. I fascisti restano rintanati nella loro sede con un’ingente presenza di Fdo in assetto antisommossa a proteggerli dalla rabbia di compagne e compagni. Tra cori, slogan e diversi momenti di tensione lo stallo si sblocca verso l’una di notte. I fascisti vengono fatti sparire e il corteo ricompattatosi si muove verso l’Ex-Caserma Liberata. Sono le 3 di notte quando viene convocata una conferenza stampa per il giorno successivo.

[Bari, la città di Benedetto Petrone]
Come nel 28 novembre del 1977 quando una squadraccia fascista armata, di fronte la polizia immobile, in piazza Prefettura, aggredì un gruppo di compagni isolati lasciando morto sull’asfalto il compagno Benedetto Petrone; così ieri una squadraccia fascista armata si è mossa di fronte alla polizia di stato immobile e complice di questo vile agguato, come risposta alla riuscita manifestazione antirazzista e antifascista appena conclusa. Circa un’ora prima in piazza del Redentore la polizia aveva allontanato una famiglia con queste parole: “Signora meglio se si allontana perchè ci sono i fascisti in giro e qui fra poco ci saranno gli scontri”.
Giacomo di Alternativa Comunista è stato dimesso con 9 punti in testa, diversi ematomi e un dito rotto, mentre Antonio di Potere al popolo è stato dimesso con 8 punti sulla testa e diversi ematomi. Diversi tra compagni e compagne hanno subito le cariche dei carabinieri in assetto antisommossa. A tutte e tutti loro va la nostra solidarietà.
Se l’obiettivo dell’agguato voleva essere quello di spaventare le persone e distogliere l’attenzione dalla riuscita e partecipata manifestazione di venerdì scorso, possiamo già dichiararlo fallito. Non sarà possibile ridurre questa lotta a una semplice contrapposizione fisica fra fascisti e antifascisti, non dopo che migliaia di persone hanno ribadito la propria opposizione e questo ennesimo governo fantoccio, che si illude i imbonire la gente con le sue retoriche securitarie, senza preoccuparsi di intervenire minimamente sulle problematiche reali dei quartieri, la mancanza di stato sociale, di accesso ai diritti primari; ma invece si prodiga per attaccare le libertà personali di scelta, di espressione e di movimento delle persone, incurante anche dei diritti umani e della libertà delle persone.
L’unica risposta possibile è la costruzione di una mobilitazione generale di tutte le forze antifasciste che ribadisca le tematiche antirazziste, anticapitaliste e antisessiste della manifestazione del 21, in opposizione totale a questo governo e ai suoi tirapiedi.
Rilanciamo i seguenti appuntamenti:
Lunedì 24 settembre, ore 18:00 in Ex-Caserma Liberata – Assemblea politica aperta a tutte le realtà cittadine promotrici del corteo del 21 e di tutte e tutti coloro che intendono contribuire alla discussione sulle forme della mobilitazione
Martedì 25 settembre, ore 18:30 in piazza Prefettura – Bari contro la violenza fascista – Assemblea pubblica per la costruzione di una mobilitazione generale che ribadisca che Bari non ha paura.
Collettivo Ex-Caserma Liberata
Bari

Nessuno rimarrà isolato – Mobilitazione contro la repressione in terra di Bari

Bari non è una città dove accadono molte cose, le proposte culturali e le occasioni sociali sono scarse; I giovani vanno via, non c’è lavoro e non ci sono prospettive. In questo vuoto pneumatico, a partire dal 2009, nella città di Bari è cominciato un nuovo ciclo: gruppi informali, collettivi, giovani e meno giovani hanno cominciato a riappropriarsi della pratica dell’autogestione e a fare esperienza di occupazioni. Occupazioni di spazi pubblici abbandonati a degrado e speculazioni, portati a nuova vita senza chiedere il permesso a nessuno, semplicemente perché era legittimo farlo. Dal 2009 possiamo contare ad oggi 7 occupazioni, ognuna di esse aveva uno scopo: diventare un abitativo per chi non poteva permettersi una casa, accogliere migranti, realizzare uno spazio sociale e collettivo, ognuna di loro sollevava una questione politica che altrimenti sarebbe rimasta sotto il tappeto.

Innegabile il contributo dato da questo tipo di esperienze, il cui valore culturale e politico è stato anche riconosciuto pubblicamente, molti baresi li hanno attraversati, elogiati, discussi partecipando alle centinaia di iniziative politiche, sociali e culturali promosse in questi anni. Tantissimi artisti baresi hanno cominciato a esibirsi in questi spazi, qualcuno di loro è diventato anche piuttosto famoso. Meno famosi sono coloro che questi spazi gli hanno fatti vivere con il loro impegno, coloro che vi hanno trovato accoglienza e solidarietà, nuovi legami, le loro storie non sono meno importanti.

difendersi

Oggi vi raccontiamo questo perché è dopo, quando nessuno ci pensa più, che rimangono i problemi da affrontare. Nell’ultimo anno sono stati denunciate oltre 50 persone per reati connessi a questo tipo di esperienze. 52 denunciate per il Mercato occupato, 19 per l’occupazione di Villa Roth. 7 persone per le manifestazioni contro la detenzione amministrativa nei CIE, tre persone per le manifestazioni in solidarietà con il popolo palestinese ed infine due persone sottoposte ad Avviso Orale.

Inoltre sono state denunciate 3 persone per un’azione politica collettiva riguardante la vicenda Rossani. A pochi giorni dalla scadenza del suo mandato, precisamente Il 5 giugno del 2014, Michele Emiliano incontra l’archistar Fuksas, per la firma dell’incarico di affidamento da parte del Comune del progetto di riqualificazione della Ex Caserma Rossani. Una mera speculazione edilizia che prevedeva tra l’altro la costruzione di auditorium/performance center con una capacità di circa 1000 posti.

Quel giorno decine di attivisti e occupanti dell’Ex-Caserma Liberata si presentarono al comune di Bari per chiedere conto al sindaco Emiliano delle sue scelte e per sottolineare che la volontà popolare, era quella di vedere un giorno su quell’area sorgere un parco pubblico. Sicuramente è anche grazie sa quella giornata se il progetto originale di Fuksas è stato cancellato e forse, un giorno sull’area Nord dell’Ex-Caserma Rossani sorgerà un parco pubblico. Per quell’azione, oggi lo stato chiede il conto a 3 militanti che parteciparono a quella iniziativa, pesantemente denunciati dalle autorità di polizia per diversi reati tra i quali, interruzione di pubblico servizio.

Nonsolo Marange terrà alta l’attenzione su tutte queste vicende affinchè nessuno rimanga isolato nell’affrontare la repressione, attraverso l’attivazione di un percorso comune di supporto legale sostenuto da una campagna di iniziative politiche e benefit da attuarsi nei prossimi mesi.

La Solidarietà è un’arma, la Solidarietà è una prassi.
Lunedi 23 maggio, ore 19:00 – presso il circolo ArciGramigna

Assemblea cittadina sulla repressione

Sabato 28 maggio, dalle ore 17:00 – presso l’Ex-Caserma Liberata

Incontro regionale sulla Repressione

dalle ore 22:00
STILL FIGHTING FOR FREEDOM
Reggay, rocksteady e ska contro la repressione

MAD MONKEY SELECTA meets CLEOPATRA SOUND SYSTEM

 

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