Contro il DL Salvini e le politiche autoritarie del governo M5S – Lega

Il DL Salvini approvato pochi giorni fa al Senato dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle è un decreto che completa l’opera avviata dal Partito Democratico nella scorsa legislatura con l’approvazione del DL Minniti Orlando. Un decreto razzista e classista che criminalizza tutte le categorie vulnerabili e ne cancella le libertà civili, erodendo ulteriormente lo spazio democratico per le categorie più svantaggiate e per chi contesta lo stato delle cose. Abbiamo visto come con Mimmo Lucano il nuovo ministro dell’Interno abbia ben appreso da chi lo ha preceduto l’utilizzo politico-punitivo di strumenti preventivi come il foglio di via e il divieto di dimora.

Un decreto profondamente razzista che smantella la possibilità di servizi all’interno dei progetti di accoglienza che tutelino la dignità della persona. L’obiettivo è limitarsi a “farli sopravvivere”, ma rifiutarsi di fare in modo che questi uomini e queste donne possano costruire la propria vita in questo paese. A questo scopo cancella l’istituto della protezione umanitaria e annulla la possibilità per i richiedenti asilo di ottenere una residenza. La conseguenza evidente è che gli irregolari aumenteranno, assicurando il perdurare del problema e il tornaconto elettorale. I migranti e le migranti irregolari, senza poter essere né rimpatriati (la realtà è che costa troppo e non si può fare) ne regolarizzati, verranno rinchiusi sempre più a lungo negli HotSpot e nei CPR ed in alcuni casi anche presso i Posti di Frontiera. Inoltre prevede la revoca o il diniego della protezione internazionale nel caso ci sia un procedimento in corso (non una condanna) per reati di basso profilo come il furto.

L’estensione delle norme e dei dispositivi in dotazione ai sindaci delle città nella guerra contro attivisti politici, poveri e classi marginalizzate trova concretezza nella concessione dell’uso del teaser alle forze di polizia locale e nell’estensione dell’uso del così detto “daspo urbano”, introdotto da Minniti nel 2017, ai presidi sanitari, alle aree in cui si stanno svolgendo fiere, mercati e spettacoli pubblici, nel ripristino del reato di blocco stradale (con pene dai 2 a 12 anni) e nell’ulteriore criminalizzazione delle occupazioni a scopo abitativo individuando uno specifico reato con pena prevista sino a 4 anni.

In ben 38 articoli del Decreto Sicurezza trovano spazio nuove norme e limitazioni che disciplinano gli spazi pubblici e le persone che li abitano. Un’aggressione giuridica senza precedenti contro il diritto alla libera circolazione degli individui. L’autoritarismo del governo M5S-Lega è evidente in questo provvedimento così come in quello sulla difesa personale dove si dà “licenza di uccidere” all’interno della propria abitazione o come per il decreto legge Pillon, in discussione in parlamento, che prevede una forte limitazione alla libertà di scelta delle donne meno abbienti rendendo ulteriormente complicato, lungo e dispendioso il divorzio, eliminando l’assegno di mantenimento ed introducendo un quadro normativo vessatorio nei confronti delle donne vittima di violenza domestica.

 

KILL THE POOR – La guerra ai poveri in USA e in Italia: discriminazione e carcerazione di massa

Giovedi 25 Ottobre
Cineteatro Mimi Milano -> Ex-Caserma Liberata

Non solo Marange – Collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza presenta:
KILL THE POOR – La guerra ai poveri in USA e in Italia: discriminazione e carcerazione di massa

Ore 20:00
Cena sociale a sostegno di NSM

Videochiamata con Sandra Berardi – Associazione Yairaiha Onlus – Cosenza

Ore 21:00
proiezione del film documentario di AVA DuVERNAY
13TH – Da schiavi a criminali con un solo emendamento
(USA 2016 – 1h 40min)

13th è un documentario di Ava DuVernay che mostra chiaramente il legame tra politiche carcerarie statunitensi e le forze del sistema economico capitalista che ne è alla base.
Il lavoro della regista afroamericana prende il titolo dal tredicesimo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America, l’emendamento che nel 1865 pose fine ad ogni forma di schiavitù e costrizione personale, sancendo però che questo principio non fosse applicabile a coloro che venivano stati giudicati colpevoli di un reato dopo regolare processo. L’immediata conseguenza di questa postilla all’emendamento fu un aumento di arresti e condanne di afroamericani costretti quindi ai lavori socialmente utili, una scelta che aprì la strada all’associazione afroamericano=criminale.

L’Associazione Yairaiha O.N.L.U.S., costituita a Cosenza nel 2006, nasce con fini esclusivamente di solidarietà sociale. In particolare si pone come obiettivi primari la tutela e la difesa dei diritti umani con particolare attenzione a quelli della popolazione sottoposta a limitazione della libertà e dei minori migranti non accompagnati.

Bari non ha paura – Comunicato sul corteo del 21 e sulla vile aggressione fascista

Venerdì 21 settembre oltre 1000 persone sono scese per le strade della città di Bari per manifestare la propria opposizione a questo governo e alle sue retoriche securitarie, razziste e fasciste, finalizzate solo a ottenere facile consenso elettorale e a dare in pasto un nemico agli abitanti dei quartieri vessati dalla povertà.
[Antefatto]
Giovedì 13 settembre ore 9:00, la celere e la digos fanno irruzione nella casa di una compagna per sequestrare uno striscione con su scritto – Salvini Bimbominkia – procedendo quindi ad una lunga perquisizione della sua abitazione oltre al solito corollario di abusi e minacce trasformati in due denunce, una per vilipendio delle istituzioni e l’altra per resistenza, per lei e suo figlio.
Ore 10:50, il ministro degli interni Matteo Salvini viene a Bari per sponsorizzare politicanti locali appena saliti sul carro della Lega quali Romito, Sasso e in ultimo Cipriani e per soffiare sul fuoco dell’intolleranza e della xenofobia in un quartiere multietnico e complesso come il quartiere Libertà a Bari. Mentre Salvini veste felpe e rilascia interviste a favore di telecamera circondato a malapena da un centinaio di sostenitori, a circa 500 metri, in piazza del Redentore si svolge un presidio antirazzista convocato dal collettivo di Ex-Caserma Liberata e dalla rete informale Mai con Salvini – Bari non si Lega. Dopo circa un’ora il presidio si muove spontaneamente per le strade del quartiere per protestare contro la presenza strumentale del ministro degli interni per le strade della città di Bari e per ribadire che non sarà certo la presenza di più pattuglie di polizia a risolvere i reali problemi di un quartiere dove la dignità delle persone che lo abitano viene quotidianamente calpestata dalla totale assenza dello stato sociale e di strumenti di sostegno alle famiglie povere. Durante il corteo viene confermata la mobilitazione per sabato 21 settembre. Nei giorni successivi, a ritmo incalzante, le assemblee politiche e quelle organizzative tracciano contenuti e modalità per il corteo e nel mezzo giunge a 22 tra compagne e compagni di Ex-Caserma Liberata una denuncia per manifestazione non autorizzata e turbativa dell’ordine elettorale per aver contestato la presenza a Bari di Di Stefano, leader di casa pound lo scorso 13 Febbraio.
[Venerdì 21 Settembre]
Sono le ore 18:30 quando il corteo si muove per le strade della città di Bari per contestare apertamente le retoriche e le politiche securitarie, razziste e fasciste del governo 5 stelle – lega. Oltre mille persone hanno risposto all’appello alla manifestazione e compongono un lungo corteo che ha attraversato le strade del quartiere Libertà tra interventi, cori e slogan, musica e la partecipazione attiva e sentita di tutte e tutti coloro che erano in strada. Un corteo che ha coinvolto le soggettività meticce del quartiere con i loro cari insieme ai gruppi politici e alle comunità migranti.
Verso le 22:00 il corteo giunge a piazza del Redentore, nel quartiere Libertà, dove gli interventi finali lasciano lo spazio alla musica dal vivo e ad una cena multietnica organizzata da alcuni nuclei familiari del quartiere; sventolano le bandiere di DAX. Sono circa le 22.40 quando arriva la prima telefonata – “aiuto i fascisti ci hanno aggredito con le mazze sotto la sede di casa pound, c’è un compagno a terra privo di sensi con la testa rotta”.
Il quartiere Libertà era militarizzato dal primo mattino. Le case dei compagni con la pattuglia al portone, mentre sia la sede di Cipriani – Riprendiamoci il futuro – in via Trevisani che la sede di casa pound in via Eritrea, entrambe site nel quartiere erano pesantemente militarizzate dalle FDO dall’ora di pranzo.
I compagni e le compagne si muovono compatti da via Crisanzio verso Via Eritrea dove trovano due reparti della celere. Tre cariche per allontanare tutti e tutte da via Eritrea con i compagni ancora a terra sanguinanti.
[L’aggressione]
Ore 22:30 Alcuni compagni si muovono verso la stazione per tornare a casa quando in via Crisanzio incontrano una donna eritrea con sua figlia nel passeggino, spaventata dalla presenza dei fascisti all’inizio di via Eritrea “sono armati e non mi hanno fatto passare per andare a casa, mi hanno terrorizzata”. Giacomo, Antonio, Claudio e Eleonora avanzano e si accorgono che circa una trentina di fascisti armati di spranghe presidiano l’ingresso della strada, la polizia è sparita; ci sono due camionette della polizia che nascondono gli agenti oltre via Eritrea. Nel giro di pochi secondi vengono inseguiti e aggrediti con spranghe, cinghie e tirapugni. Rimangono a terra due compagni, uno ha perso i sensi e ha la testa vistosamente aperta, uno sanguina ovunque mentre gli altri sono leggermente contusi o feriti. I fascisti si raggruppano davanti alla loro sede mentre la celere si frappone e impedisce l’arrivo dell’ambulanza, ferma dall’altro lato dell’isolato su corso Italia, per incomprensibili motivi di sicurezza. Il sangue cola ancora sull’asfalto mentre compagne e compagni arrivati vengono ripetutamente caricati. I fascisti restano rintanati nella loro sede con un’ingente presenza di Fdo in assetto antisommossa a proteggerli dalla rabbia di compagne e compagni. Tra cori, slogan e diversi momenti di tensione lo stallo si sblocca verso l’una di notte. I fascisti vengono fatti sparire e il corteo ricompattatosi si muove verso l’Ex-Caserma Liberata. Sono le 3 di notte quando viene convocata una conferenza stampa per il giorno successivo.

[Bari, la città di Benedetto Petrone]
Come nel 28 novembre del 1977 quando una squadraccia fascista armata, di fronte la polizia immobile, in piazza Prefettura, aggredì un gruppo di compagni isolati lasciando morto sull’asfalto il compagno Benedetto Petrone; così ieri una squadraccia fascista armata si è mossa di fronte alla polizia di stato immobile e complice di questo vile agguato, come risposta alla riuscita manifestazione antirazzista e antifascista appena conclusa. Circa un’ora prima in piazza del Redentore la polizia aveva allontanato una famiglia con queste parole: “Signora meglio se si allontana perchè ci sono i fascisti in giro e qui fra poco ci saranno gli scontri”.
Giacomo di Alternativa Comunista è stato dimesso con 9 punti in testa, diversi ematomi e un dito rotto, mentre Antonio di Potere al popolo è stato dimesso con 8 punti sulla testa e diversi ematomi. Diversi tra compagni e compagne hanno subito le cariche dei carabinieri in assetto antisommossa. A tutte e tutti loro va la nostra solidarietà.
Se l’obiettivo dell’agguato voleva essere quello di spaventare le persone e distogliere l’attenzione dalla riuscita e partecipata manifestazione di venerdì scorso, possiamo già dichiararlo fallito. Non sarà possibile ridurre questa lotta a una semplice contrapposizione fisica fra fascisti e antifascisti, non dopo che migliaia di persone hanno ribadito la propria opposizione e questo ennesimo governo fantoccio, che si illude i imbonire la gente con le sue retoriche securitarie, senza preoccuparsi di intervenire minimamente sulle problematiche reali dei quartieri, la mancanza di stato sociale, di accesso ai diritti primari; ma invece si prodiga per attaccare le libertà personali di scelta, di espressione e di movimento delle persone, incurante anche dei diritti umani e della libertà delle persone.
L’unica risposta possibile è la costruzione di una mobilitazione generale di tutte le forze antifasciste che ribadisca le tematiche antirazziste, anticapitaliste e antisessiste della manifestazione del 21, in opposizione totale a questo governo e ai suoi tirapiedi.
Rilanciamo i seguenti appuntamenti:
Lunedì 24 settembre, ore 18:00 in Ex-Caserma Liberata – Assemblea politica aperta a tutte le realtà cittadine promotrici del corteo del 21 e di tutte e tutti coloro che intendono contribuire alla discussione sulle forme della mobilitazione
Martedì 25 settembre, ore 18:30 in piazza Prefettura – Bari contro la violenza fascista – Assemblea pubblica per la costruzione di una mobilitazione generale che ribadisca che Bari non ha paura.
Collettivo Ex-Caserma Liberata
Bari

Presentazione di L’aria brucia con Antonio Susca e Carla Rotondi

Venerdì 31 Agosto
nell’ambito del Bari Hardcore Fest
ore 19:00
Non Solo Marange
presenta in compagnia degli autori
Antonio Susca e Carla Rotondi

L’ARIA BRUCIA – Rivolte, solidarietà e repressione nelle carceri italiane (1968-1977) Ed. Red Star Press – Hellnation Libri

«Sarebbe davvero imperdonabile lasciare scivolare nella dimenticanza questi fatti, come se non fossero mai accaduti, e privare i detenuti di oggi e di domani della loro storia di ieri».

Contrassegnato da un tempo percepito come immobile, costretto in uno spazio ristretto e separato rispetto alla società che lo istituisce, il carcere irrompe nella «storia», da cui si vorrebbe isolato, soprattutto grazie all’uso di quel particolare strumento politico che è la rivolta. Un paradigma che, negli anni compresi tra il 1968 e il 1977, assume un valore particolare; per la capacità del carcere di trasformare la protesta sociale in «scuola di rivoluzione», da un lato. Ma anche per i problemi che la repressione, attraverso l’introduzione della differenziazione del regime di detenzione, finisce con il porre alla stagione delle rivolte carcerarie. L’aria brucia, con dovizia di particolari, ricostruisce quella che alla resa dei conti resta ancora una storia oscura e sconosciuta, dando un contributo fondamentale alla conoscenza della conflittualità politica e sociale italiana.

ANTONIO SUSCA – Nato sul finire del 1982 nella provincia est barese, in leggero ritardo per vedere l’Italia campione del mondo ma abbastanza per ricordarsi della caduta del muro. Quando ha tempo libero gli piace riempirlo con la storia politica, i concerti hardcore e l’extreme wrestling.

GIANCARLA ROTONDI – Classe 1984, custodisce da ascoltatrice seriale preziosi tessuti di racconti orali che tramanda e intreccia prima che possano andare persi. Ha sempre questioni politiche e filosofiche tra le mani e un matita tra i pensieri, per scrivere, appuntare, far poesia.

Ed. Red Star Press
Collana: Unaltrastoria

 

Bari – Manifestazione regionale contro il genocidio delle popolazioni di Afrin e contro la guerra in Rojava

Sabato 24 Marzo dalle ore 16:00
Manifestazione regionale contro il genocidio delle popolazioni di Afrin e contro la guerra in Rojava
Concentramento: Slargo fronte Petruzzelli, lato Corso Cavour – Bari

➡ La solidarietà internazionalista è un’arma contro il fascismo di Erdogan

➡ Fermiamo l’aggressione militare dello stato turco contro le popolazioni del Rojava
➡ Sosteniamo la Rivoluzione Confederale Democratica del Rojava

✴✴Anna Campbell vive nelle lotte di tutte e tutti noi ✴✴
✴✴✴SERKEFTIN ✴✴✴

Come compagne e compagni di Non Solo Marange aderiamo alla manifestazione indetta dai comitati pugliesi di solidarietà con il popolo curdo ed invitiamo tutte e tutti a partecipare attivamente alla manifestazione per spezzare il silenzio dei media nazionali e per manifestare la nostra solidarietà alla popolazioni di Afrin sotto assedio militare.

 

Link evento FB

di seguito l’appello della Campagna internazionale in difesa di Afrin/Appello globale all’azione

Continue reading

Agguato poliziesco contro le attiviste di Non una di meno – Bari

Ieri sera eravamo in piazza a Bari al fianco di compagne e attiviste di Non una di Meno – Bari e alle centinaia di donne che hanno manifestato per le strade della città contro lo sfruttamento dei lavori imposti, gratuiti, non pagati e sottopagati, contro il patriarcato e la violenza maschile.


Sciopero globale delle donne – Bari

Un corteo partecipato e chiassoso che ha attraversato le strade del quartiere Libertà tra interventi, musica e cori. Durante il corteo tantissimi interventi tra i quali si è alzata forte la voce solidale nei confronti delle popolazioni di Afrin così come nei confronti di Lavinia, Maya e di tutte le donne che subiscono la repressione poliziesca o come troppo spesso accade, donne vittime della violenza omicida di uomini appartenenti alle forze dell’ordine come i recenti casi di cronaca hanno purtroppo confermato.

“Celerino che sei venuto a fare, a casa ci sono i piatti da lavare”

Terminato il corteo ed andati via praticamente tutti e tutte, di fatto gli ultimi a lasciare la piazza, ci mettiamo alla guida verso altri lidi quando dopo alcuni isolati notiamo due macchine della Digos ferme in mezzo alla strada e scorgendo la testa vediamo 6 compagne e altrettanti uomini della Digos sul marciapiede. Lasciamo la macchina e scendiamo in strada anche noi.

Continue reading

Minniti dà i numeri: un’analisi di alcuni dati del Ministero degli Interni sul “Daspo Urbano”

Minniti dà i numeri

un’analisi di alcuni dati forniti dal Ministero degli Interni sui provvedimenti emessi ai sensi del DL sulla sicurezza urbana

di Andrea Giudiceandrea

L’ultimo giorno del 2017 su varie testate giornalistiche italiane veniva pubblicato un articolo, con lo stesso testo
e titolo o con piccole variazioni, relativo al “bilancio” fatto dal Viminale sulle attività svolte nel 2017, che conteneva, fra le altre cose, uno scarno passaggio dedicato alla “sicurezza nelle città” (1 2 3 )  in cui si affermava che il “Daspo urbano” fosse stato adottato in un totale di 735 casi. Tre mesi prima, il Ministro degli Interni aveva dichiarato, durante una sua audizione in Parlamento, che il numero di ordini di allontanamento superava 700 e 80 erano stati i “Daspo urbani” (4).

I dati sull’applicazione del Decreto Legge 14/2017 (5 6), la nuova legge sulla sicurezza urbana a firmata Minniti, resi
pubblici in tali occasioni, apparivano però estremamente limitati e alquanto imprecisi. Una prima analisi di come si stia concretamente applicando tale normativa si è delineata attraverso una ricerca indipendente a mezzo stampa pubblicata dal blog del Collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza barese “Non Solo Marange” (7) e sulla webzine “dinamoPRESS” (8)

Per ovviare alla mancanza di dati ufficiali sufficientemente dettagliati è stata inviata una istanza di “accesso
civico generalizzo” al Ministero dell’Interno con richiesta di fornire informazioni sui provvedimenti ( “Ordine di allontanamento da particolari luoghi della città” [art. 9], “divieto di accesso in specifiche aree urbane” [art. 10] e
“divieto di accesso in determinati locali pubblici o nelle loro immediate vicinanze” [art. 13] )  emessi nel corso del 2017, dalle Questure e dalle autorità di polizia statali e locali. Tali provvedimenti, pur perseguendo anche comportamenti che non sono qualificabili come reato (pensiamo alla questua, al commercio ambulante con licenza ma fuori da luoghi autorizzati, al dormire o bere per strada) sono lesivi delle libertà personali quali quelle di movimento e di accessibilità e fruizione degli spazi pubblici. Il diritto di accesso ai dati detenuti dalle pubbliche amministrazioni, con alcune limitazioni, è sancito dal “Decreto trasparenza” o “FOIA italiano” (9), ma non essendo previste reali sanzioni per le amministrazioni inadempienti, le stesse spesso non forniscono i dati e le informazioni in loro possesso o non rispondono nei termini previsti. (11)

Continue reading

Rompere l’isolamento: scriviamo a Giorgio, Moustafà e Lorenzo

Uno degli scopi primari della repressione e dell’istituzione carceraria è quello di isolare i detenuti dalla realtà che li circonda e dagli affetti. Scrivere ai/alle nostri/e compagni/e detenuti/e così come ai tutti/e i/le detenuti/e è un importante atto di solidarietà che spezza l’isolamento che lo stato impone attraverso le mura carcerarie e i dispositivi di controllo. Per spezzare le catene dell’isolamento, manifestazioni, presidi e iniziative politiche di solidarietà sono importanti così come scrivere una lettera per dire loro che non sono soli, attraverso le proprie parole.

— “Nell’ora della rivolta, nessuno resta mai veramente solo”

Giorgio, Moustafà e Lorenzo liberi subito

L’antifascismo non si arresta

scrivete lettere e inviate telegrammi a

Giorgio Battagliola
Moustafà Elshennawi
Lorenzo Canti

Casa circondariale “San Lazzaro”, via delle Novate 65, 29122 Piacenza

Quando scrivete, lasciate nella busta da lettera anche altre buste da lettera, fogli e francobolli in modo da facilitare una risposta e verificate correttamente l’affrancatura alla posta. Le lettere tra i 20 e i 35 grammi costano circa 2.50 euro.
Quando scrivete ricordate che in molti casi la corrispondenza è sottoposta a censura.

di seguito una serie di consigli tratti da https://www.autistici.org/mezzoradaria/scrivere-ai-detenuti/

Perché scrivere a chi è recluso.
Il tempo può essere un castigo quando si viene privati della libertà di disporne a piacimento, quando lo stato rinchiude qualcuno in una cella e lo priva dei suoi rapporti e si prende un pezzo della sua vita.
Può essere una prova molto dura, a maggior ragione quando ad affrontarla si è da soli. Ricevere solidarietà dall’esterno infonde una forza che può fare la differenza. Cominciare uno scambio di lettere può anche alleviare la solitudine della cella e fare sentire ad una persona che non è sola.
Che sia un telegramma, una cartolina o una lettera ogni contatto con l’esterno è una piccola breccia nell’isolamento a cui vorrebbero condannare i reclusi e le recluse. Oltre a queste considerazioni, c’è il fatto che intrattenere una corrispondenza con un recluso è spesso uno spunto di crescita personale e una bella esperienza.

Cosa scrivere.
Può non essere semplice scrivere una lettera a qualcuno che non si conosce, in molti ci troviamo spesso davanti alla difficoltà di scrivere qualcosa che non sia banale o stupido di fronte alla situazione sicuramente grave di chi sta scontando un periodo di reclusione.
Tuttavia non bisogna dimenticare che chi è in carcere è una persona come noi e spesso la cosa più semplice da fare è iniziare presentandosi e spiegando i motivi che ci hanno spinto a scrivere. Se non si ha nulla da scrivere un disegno o un collage può essere comunque un modo per trasmettere ciò che non si riesce a trasmettere a parole, oppure si può inviare un libro, informandosi prima sulle regole che vigono in ogni carcere, ad esempio in alcuni non possono entrare le copertine rigide o i testi sottolineati.
Per permettere alla persona di risponderci è importante indicare il mittente sulla lettera. E’ anche buona norma mettere la data in cui la lettera è stata inviata. E’ un bel pensiero inoltre allegare un francobollo all’interno della busta, dato da specificare nella lettera in modo che nessuno prelevi il bollo senza che ce ne si accorga.
Bisogna poi tenere conto che ciò che si scrive a chi sta in carcere viene con molta probabilità letto anche dalla polizia interna, quindi è meglio di evitare di scrivere qualunque cosa che possa tramutarsi in un problema per se stessi, altri o per la persona a cui si scrive.

Se non riceviamo risposta
A volte può capitare che di non ricevere risposta dalle persone a cui si è scritto. Non prendiamocela. I motivi possono essere tantissimi: da un disguido delle poste alle guardie che trattengono le lettere, può essere anche che il detenuto in questione abbia molte lettere a cui rispondere e che ci vorrà del tempo prima che riesca a rispondere a tutti. I motivi possono essere molti e in ogni caso non c’è motivo di prendersela.

A chi scrivere.
Scrivere a qualcuno dentro è un impegno che può sembrare da poco ma che una volta preso va mantenuto, quindi è meglio non sovraccaricarsi di lettere a cui rispondere se non si ha la certezza di mantenere nel tempo i contatti.

Dal Daspo al “Daspo Urbano” – Dibattito, Martedì 30 Gennaio

Martedì 30 Gennaio 2018
Cineteatro “Mimì Milano”, Ex-Caserma Liberata

dalle ore 20:00, cena sociale e dibattito pubblico

DAL DASPO AL “DASPO URBANO”

Nell’ottobre 2001 in tutte le curve italiane venne esposto uno striscione con il seguente testo:

Leggi speciali: oggi per gli ultrà, domani in tutta la città.

a distanza di anni, quella affermazione ha trovato purtroppo concretezza nei diversi ‘pacchetti sicurezza’ approvati negli anni dai governi, sino al recente Decreto Minniti che ha esteso il Daspo dallo stadio alla strada trasformando le città italiane in luoghi di controllo e di espulsione dei poveri.

ne discutiamo con

Italo di Sabato – Osservatorio Repressione
Carmen Pisanello – autrice di “In nome del decoro” ed. Ombre Corte
Giuseppe Milazzo – Avvocato penalista

Un primo bilancio sull’applicazione delle misure sulla sicurezza urbana di Minniti che stanno trasformando le città italiane in luoghi di controllo ed espulsione per i poveri

Leggi il report pubblicato sul blog di Non solo marange —-> https://goo.gl/bJoJQz