Per la creazione di una “rete Europea per il diritto di dissenso in difesa delle lotte sociali”

Negli ultimi due mesi, come compagne e compagni del collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza Non Solo Marange abbiamo promosso #SeMiCacciNonVale, una campagna politica che denuncia l’utilizzo dei fogli di via come strumento di attacco alle attiviste e agli attivisti, nonché un loro uso sproporzionato e indiscriminato. Un percorso segnato da un serrato confronto al nostro interno attraverso il quale abbiamo attivato una rete di sostegno a garanzia di tutti e tutte coloro che sono stati colpiti dalla repressione, scritto comunicati ed analisi, avviato un percorso di autoformazione e promosso iniziativa politica per le strade e le piazze della nostra città. Tutte le nostre azioni sono state sempre finalizzate a contrastare le azioni repressive della questura di Bari, denunciando immediatamente l’uso politico di fogli di via e avviso orale e l’accanimento giudiziario conto il collettivo Villa Roth.

All’interno di questo percorso abbiamo deciso di sostenere l’iniziativa di Osservatorio Repressione per la creazione di una “rete Europea per il diritto di dissenso in difesa delle lotte sociali” in quanto riteniamo che, percorsi di questo tipo possano essere utili in ambito di analisi e confronto.

In questi ultimi mesi sono stati distribuiti fogli di via preventivi in tutto il paese durante i differenti appuntamenti legati al G7 e questo si affianca l’ulteriore deriva degli “abusi in divisa” fatta di vere e proprie aggressioni mirate come nel caso di Maya o del ragazzo senegalese pestato a sangue durante un controllo per presunto spaccio, sino alle brutali cariche della polizia antisommossa per le strade della movida nel quartiere Vanchiglia a Torino. Un quadro sempre fosco dove oramai anche le opinioni sono sottoposte al vaglio degli apparati di polizia e del ministero degli interni, come nel caso della manifestazione di Amnesty contro la legge Minniti / Orlando a Roma. In questa guerra asimmetrica dello stato e dei suoi apparati repressivi riteniamo l’incontro, il confronto e la complicità i mezzi necessari alla lotta.

E’ con questo spirito che una nostra compagna parteciperà alla delegazione di Osservatorio Repressione a Bruxelles per una due giorni di incontri ed iniziative alla quale parteciperanno giuristi, esperti, attivisti da tutta Europa.
Per maggiori informazioni
http://www.osservatoriorepressione.info/rete-europea-diritto-dissenso-difesa-delle-lotte-sociali/
http://www.osservatoriorepressione.info/solo-le-lotte-sociali-potranno-fermare-la-repressione/

A Bruxelles il 28 e 29 giugno su iniziativa dell’Osservatorio Repressione, si terrà una due giorni per la nascita di una rete europea per il diritto di dissenso in difesa delle lotte sociali, alla quale parteciperanno giuristi, esperti, attivisti da tutta Europa.

Il 28 giugno alle 18 presso la sala “L’horloge du sud” (al 141 di rue du Trone), a Bruxelles, si terrà per un primo confronto fra le realtà sociali di movimento europee, promosso con gli Antifascisti di Bruxelles.

Il 29 giugno presso la sede del Parlamento Europeo alle ore 14 ci sarà la proiezione del docufilm “Archiviato. L’obbligatorietà dell’azione penale in Valsusa” con l’intervento dell’Avv. Claudio Novaro, legale di attivisti No Tav a seguire il convegno europeo organizzato dal gruppo parlamentare del GUE/NGL

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NON SOLO MARANGE – Collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza – Bari

Ciao sono Donato e questo è un foglio di via da Bari per 3 anni

Ciao sono Donato e questo è un foglio di via da Bari. Il Questore di #Bari, tale Carmine Esposito, nei giorni scorsi ha voluto farmi recapitare la conferma del provvedimento per allontanarmi dalla mia città per 3 ANNI!!!


IL MOTIVO?
Sta scritto perchè risulto sotto inchiesta per l’occupazione Villa Roth, spazio abbandonato poi da me e da tanti altri riaperto e nel quale hanno trovato rifugio gente senza fissa dimora e diventato anche polo culturale e musicale per tante famiglie del quartiere e della città intera. Non solo: risulto anche indagato (NON denunciato) per aver partecipato alla contestazione alla leopolda di Firenze ai danni dell’ex premier Matteone Renzi.
Da notare che per Villa Roth i giudici non hanno ancora fatto partire il processo a distanza di quasi 5 anni dai fatti contestati. Questo credo faccia capire quanto interesse ci sia a perseguire questa causa…
Eppure non la pensa così il forte questore che nei giorni prima del G7 dichiarava “non c’è nulla da temere, ci saranno 3 droni, elicotteri, cecchini, 250 telecamere nuove e 1500 agenti”. Na guerra!!! Ma la guerra dov’era? Mi sa solo nella sua testa e mi chiedo quante centinaia di migliaia di euro sia costato di tasse ai baresi considerando che di soli lavori per “rendere presentabile” la città ai 7 “grandi” sono stati spesi 1,5 MILIONI DI EURO di soldi pubblici e alcune cose le devono persino disfare! Dove li hanno trovati sti soldi?

Ora, io non torno a Bari da diversi mesi perchè vivo e lavoro a Torino da 4 anni e giù scendo solo per trovare i miei familiari, amici e mangiare i panzerotti da Di Cosimo, eppure il questore ha creduto di piazzarmi tra le priorità di intervento per la sicurezza facendomi entrare in una lista nera al pari di isis o famiglie mafiose.

Io, un lavoratore di 28 anni.

Il mio dubbio però è: su quest’ultime due categorie non sento grandi interventi, fogli di via, retate e quant’altro. C’è gente che si spara in strada ogni giorno… al contrario oltre me hanno notificato altri 7 fogli di via a SENZA FISSA DIMORA, LAVORATORI, STUDENTI, addirittura una RICERCATRICE UNIVERSITARIA che adesso vuol lasciare l’italia perchè non trova sbocchi.
Ma non solo bari, in tutta italia stanno arrivando provvedimenti di questo genere di provvedimenti grazie al decreto Minniti-Orlando a marchio PD che introduce i daspo urbani a chiunque sia considerato “indesiderato” o “indecoroso”, senza autorizzazioni di giudici o cose ma per capriccio di un questore o sindaco.
E’ così che deve andare in questo paese? Io non ci sto e decido di ribellarmi a quest’ingiustizia!
IO QUESTO FOGLIO DI VIA ME LO MANGIO, a questo vergognoso provvedimento non intendo sottostare, per le vacanze intendo scendere ed il questore Esposito se ne faccia una ragione e lo ritiri!!!
La gente da perseguire è altra.
Ci vediamo presto da Di Cosimo a mangiare panzerotti o la focaccia sul lungomare, peroni al seguito! Questa sarà la mia DIGNITOSA RIBELLIONE alle vostre ingiustizie!
Lo sappiano tutti/e!
#IoNonCiSto #SeMiCacciNonVale #RibellioneDelPanzerotto

SIAMO OSCENE E INDECOROS* ovvero perché vogliono fregarci con la serietà e il decoro

Condividiamo e rilanciamo il comunicato del Bari Pride Movement 2017 in vista del prossimo Puglia Pride 2017. Saremo al fianco del B.P.M.

SIAMO OSCENE E INDECOROS*

ovvero perché vogliono fregarci con la serietà e il decoro

Ogni volta che si parla di soggettività LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer e intersessuali) entra in scena la buoncostume. L’accusa che ci viene rivolta è che i nostri corpi o il modo in cui decidiamo di mostrarli, nella vita quotidiana come durante manifestazioni e Pride, “turbino” la gente comune.
Il Pride è una manifestazione di lotta collettiva e di resistenza frocia in cui ci riprendiamo la libertà di vivere le strade come desideriamo: senza oppressioni culturali e aspettative sociali legate a ruoli e a identità di genere.
Allora: in un caldo giorno di luglio posso togliere la maglietta e mostrare le tette senza essere molesta o molestata?
Se sono un maschio cis e mi piace mettere la gonna o il rossetto, posso farlo senza correre il rischio di essere pestato?
In questo consiste vivere liberamente i nostri desideri e speriamo che il primo luglio liberiate anche i vostri!
Certo, magari può impressionare un po’ se non ci siete abituat*, ma il messaggio che vogliamo dare è questo: l’osceno NON è pericoloso! L’osceno è il nostro modo per strabordare fuori dagli argini dell’etica normativa e rivendicare la nostra favolosa eccentricità!

Siamo stanc* di addomesticare le nostre identità al solo fine di non scandalizzare le persone “per bene”.
Chi decide cosa è eccentrico? Chi ci dice cosa è decoroso e cosa no?
Il decoro, della cui difesa tanto si parla sui giornali, è un altro brutto tiro da buoncostume, creato e legalizzato con fini precisi.

La gente vive per strada e vive la strada, chiede l’elemosina, vende su bancarelle definite abusive, a volte cade nel vortice delle dipendenze. Vivere in città è difficile in tempi di povertà e austerità. Cosa fa lo stato davanti a questo? Invece di darci reddito, sussidi o posti di lavoro, ci vuole raccontare la favola che la colpa è di chi è povero. Chi non ha la capacità o la volontà di adeguarsi al dogma del decoro viene messu fuori, allontanat*, stigmatizzat*. Vogliono creare città in cui il centro è per chi si adegua, la periferia è per chi non ce l’ha fatta e non deve essere vist*. Ci vogliono dividere fra cittadini perbene e quelli “permale”: sporc*, pover*, antiestetic*: indecorosu!
Il governo Gentiloni si è inventato un nuovo decreto sicurezza, conosciuto come decreto Minniti, con il quale le soggettività marginali possono essere multate, espulse dai centri cittadini e dalle zone turistiche (lo chiamano Daspo Urbano). Un po’ come spazzare la polvere sotto il tappeto.
Tra i firmatar* di questo decreto c’è la nostra (ma anche no) scintillante Cirinnà. La legge da lei portata avanti si innesta perfettamente nel paradigma omonormativo. Questa legge permette di accedere allo status di “unit* civilmente”, ovvero di soggetti rispettabili, in carriera, o che comunque si integrano perfettamente alle regole dello stato-nazione. Anche in questo caso, così come nel ddl. Minniti, si vuole creare una frattura tra ricchi (oni) e poveri (ma belli). Il corteo del Pride non può attraversare le strade al grido (comunque composto) di decoro e civiltà; sono questi i “valori” che perpetrano fenomeni di isolamento economico e sociale per tutte quelle soggettività che non vogliono obbedire al finto sogno europeista. Per tutte queste ragioni vogliamo sfilare libere, liberi e liberu da vestiti, aspettative, body shaming e costruzioni sociali, non avendo paura di mettere a disagio l’esterosessualità e le sue norme.

Il Pride può sopportare ma non supportare la presenza di tutti quegli etero che per riconoscerci hanno bisogno di vederci disciplinat*, pettinat* e sobri*. Verremo nelle strade di Bari con i nostri indecorosi corpi, senza paura di urlare i nostri desideri, contro tutti i confini di ogni genere. Il nostro spezzone si muoverà a ritmo di: baci con la lingua, reddito, tette al vento, transito libero tra territori, orgasmi prostatici, aborto accessibile, glitter, accessibilità agli ormoni per persone trans, ascelle pelose sudanti, spazi di socialità frocia non mercificati… e tanto volume!
Stateci dietro…
che ci piace!
Vi aspettiamo il Primo Luglio in Piazza Prefettura, dalle 16,30 con il favoloso carro del B.P.M.


[per info e coccole: baripridemovementè@gmail.com]

 

Di chi sono le città? Controllo sociale fra decoro e abusi di polizia.

Di chi sono le città?
Controllo sociale fra decoro e abusi di polizia.

vorrei tessere un elogio
della sporcizia, della miseria, della droga e del suicidio:
io privilegiato poeta marxista
che ha strumenti e armi ideologiche per combattere,
e abbastanza moralismo per condannare il puro atto di scandalo,
io, profondamente perbene,
faccio questo elogio, perché, la droga, lo schifo, la rabbia,
il suicidio
sono, con la religione, la sola speranza rimasta:
contestazione pura e azione
su cui si misura l’ enorme torto del mondo […].
P.P. Pasolini, il Poeta delle Ceneri

 

Mentre sulle pagine dei giornali si sprecano i proclami contro i migranti o contro gli abusivi, a secondo della moda del momento e del tornaconto elettorale, ci sono persone che stanno pagando a caro prezzo questa nuova ondata repressiva. Negli ultimi giorni, a Torino, ci sono stati ben due episodi di abusi di polizia, ampliamente documentati.

Una ragazza, Maya, attivista 19enne, è stata trattenuta per un’intera notte, picchiata e denunciata dalla polizia, senza alcuna ragione apparente, (e anche se ci fosse stata, non avrebbe comunque potuto motivare un tale trattamento cileno).
Un altro ragazzo, un migrante senegalese di cui al momento non si conosce il nome, è stato inseguito, ammanettato e manganellato a sangue durante un controllo a Porta Portese, fino a rimanere esanime sul pavimento.
Viviamo un periodo di stagnazione economica profonda, in cui le politiche di austerity hanno inciso pesantemente sul tenore di vita generale e per questo il ceto medio vede minate alle radici le sue basi economiche e culturali. L’Italia non è stata ancora nel mirino del terrorismo di Daesh eppure siamo i primi a contare le vittime di quello che è il vero scopo di chi pianifica il terrore: instillare diffidenza, paranoia collettiva e isterismo.
L’incidente di piazza San Carlo, con i suoi 1500 feriti a fronte di nessun evento, avrebbe dovuto aprire a riflessioni molto profonde su ciò che la paura è in grado di generare dal nulla e su quali potranno essere le conseguenze, sul lungo termine, di un tale clima sociale e politico.
Invece, ancora una volta, la politica italiana ha scaricato tutte le responsabilità sui più poveri e impotenti: in questo caso, i venditori abusivi. In altri casi sono i migranti, o le prostitute, i questuanti e i tossicodipendenti. Sono questi i target principali della legge Minniti Orlando, insieme chiaramente a occupanti e writers. Su queste soggettività si stringe la morsa repressiva attraverso sanzioni amministrative e pecuniarie, che possono mutare senza troppe difficoltà in sanzioni penali in caso di reiterazione o precedenti.
Quello che ci sembra un disegno molto chiaro è che le morti, gli incidenti e gli episodi di violenza causati dallo stato di insicurezza e ansia collettivo, non hanno alcun valore se non quello che può scaturirne nei proclami di politici in crisi o sciacalli di professione in cerca di consenso.


La stretta penale e l’inasprimento delle misure contro le cosiddette classi marginalizzate ha avuto inizio oltre vent’anni fa negli Stati Uniti quando nel 1994 il sindaco di New York Rudolph Giuliani mise in piedi un pacchetto sicurezza noto come Tolleranza Zero e negli ultimi dieci anni si è diffuso ampiamente anche in Europa.
Il pervasivo sentimento di insicurezza riscontrabile in Europa occidentale e negli Stati Uniti, viene dirottato verso minacce e pericoli in nome di una perenne ricerca di capri espiatori, ben diversi dalle reali motivazioni socioeconomiche che hanno reso le nostre città “comunità dell’ansia”. Il discorso pubblico quindi si sofferma nel trovare inedite motivazioni atte a reprimere sempre più duramente quei comportamenti considerati devianti, inappropriati, illeggittimi.
Sempre più frequentemente si governa “trough crime” cioè attraverso la (paura della) criminalità di strada e stigmatizzando quelle classi sociali che non corrispondono al profilo del cittadino perbene. Il richiamo al decoro gioca un ruolo fondamentale per il profondo uso politico che ne viene fatto, necessario proprio all’enfatizzazione di questa divisione sociale. Il tema del decoro ha iniziato a essere affrontato in Italia con l’idea di proporre una riflessione sulla sicurezza urbana che prendesse sul serio le paure dei cittadini, facendo leva su concetti come il degrado, il decoro e le inciviltà urbane.
Il pervasivo sentimento di insicurezza riscontrabile in Europa occidentale e negli Stati Uniti, viene dirottato verso minacce e pericoli in nome di una perenne ricerca di capri espiatori, ben diversi dalle reali motivazioni socioeconomiche che hanno reso le nostre città “comunità dell’ansia”. Il discorso pubblico quindi si sofferma nel trovare inedite motivazioni atte a reprimere sempre più duramente quei comportamenti considerati devianti, inappropriati, illeggittimi.
Il sistema repressivo si articola in tre funzioni correlate: al grado più basso c’è l’incarcerazione, necessaria per eliminare dal gioco una buona fetta del proletariato urbano e in particolare di coloro che appartengono alle classi marginalizzate (tossicodipendenti, alcolisti, piccoli spacciatori, migranti clandestini, e così via) e di chi si ribella apertamente a un tale “sviluppo sociale”. Un gradino più in alto, la rete di “sicurezza integrata” costituita da forze di polizia, agenti municipali e governatori locali espleta la funzione, inseparabilmente economica e morale, di imporre la disciplina alle classi medie, ormai rese instabili e nervose dal loro ritorno a una estrazione economica minore. Ultima funzione ma non meno importante: la separazione fra cittadini onesti, perbene e soggetti considerati deviati e improduttivi. Una divisione messa in campo per la borghesia e per la società tutta, che le élites politiche e le autorità pubbliche si impegnano a tracciare con sempre maggiore enfasi, riportata con entusiasmo dal sistema dei media, spesso legato ad uno o più di questi attori e comunque interessato all’immediato riscontro che deriva dal cavalcare ondate di panico.

L’istituzione di politiche repressive ed escludenti ha portato oggi gli Stati Uniti ad avere un nuovo problema razziale e alla nascita del movimento Black Lives Matters contro i sistematici abusi della polizia che hanno causato innumerevoli morti nella comunità nera.

In Italia come nel resto d’Europa, siamo sullo stesso binario: l’applicazione di queste nuove norme a tutela del “decoro” hanno portato a veri e propri rastrellamenti etnici, definiti dai giornali “blitz anti-bivacco”, lo spazio pubblico deve essere “depurato” da una certa massa sociale indefinibile, irrappresentabile, povera e antiestetica, che deve essere respinta dai centri cittadini, nelle periferie e nei ghetti. Il cosiddetto “daspo urbano” contenute nel decreto sicurezza Minniti è lo strumento ideale per compiere questo fine e per dare legittimità a chi, coperto dalla divisa, può abusare indiscriminatamente del suo potere di controllore.

Oggi, doppiamente vittima è chi è già povero e socialmente svantaggiato, e si ritrova perseguito come un criminale e stigmatizzato come delinquente.

#StopAbusiInDivisa #IoStoConMaya #SeMiCacciNonVale

Venerdì 16 Giugno dalle ore 18:00 presso Piazza Francesco Carabellese (Piazzetta Madonnella) – Bari
Presidio di solidarietà a sostegno della campagna #SeMiCacciNonVale 

Contro la Repressione e la Criminalizzazione delle Lotte Sociali – Contro fogli di via, daspo e repressione e contro il D.L. Minniti / Orlando

Tutti i materiali della campagna #SeMiCacciNonVale sono disponibili al seguente link
https://nonsolomarange.noblogs.org/

invitiamo tutti a leggere l’inchiesta “GLI INDESIDERATI DI CASA NOSTRA” ed in particolare l’intervista al questore di Bari presente al seguente link http://www.infoaut.org/varie/dal-g7-ai-fogli-di-via-le-misure-di-sicurezza-a-bari-sono-pronte

NON SOLO MARANGE – Collettivo di Mutuo Soccorso e cassa di resistenza – Bari

Presidio solidale #SeMiCacciNonVale contro i fogli di via da Bari, daspo e repressione

Questa iniziativa è stata indetta da NON SOLO MARANGE, Collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza – Bari, a sostegno della campagna #SeMiCacciNonVale, campagna nata per sostenere e difendere 4 tra ragazzi e ragazze che nelle scorse settimana hanno ricevuto dalla questura di bari un avviso di foglio di via. Ciò che viene imputato loro come prova della necessità di questo provvedimento è il fatto che siano stati denunciati per l’occupazione di Villa Roth, un’occupazione avvenuta ben sei anni fa, le cui indagini sono concluse da 3 anni. È la prima volta che a Bari vengono emessi dei fogli di via a degli attivisti politici.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un inasprimento dei provvedimenti repressivi nei confronti di attivisti dei movimenti sociali e sindacali, dalle lotte per la casa a quelle contro il Tav, la Tap e le grandi opere, dai migranti agli studenti, dai lavoratori agli ultras. Da genova 2001 ad oggi, lo stato italiano ha mutato paradigmi e approccio alla gestione dell’ordine pubblico nelle città; da un lato l’adozione di molteplici “Pacchetti Sicurezza” che negli anni hanno prodotto un numero enorme di processi a carico di oltre 18 000 attiviste ed attivisti, dall’altro lato un crescente ricorso alle misure cautelari, l’estendersi dell’utilizzo delle misure di sicurezza e di prevenzione, dai fogli di via agli obblighi di dimora, dagli avvisi orali al daspo quali forme di controllo preventivo del dissenso.


Negli ultimi tempi, e ancora di più dopo la nomina a ministro dell’Interno di Marco Minniti, l’utilizzo di provvedimenti amministrativi contro attivisti dei movimenti sociali è rapidamente cresciuto, cosa che rivela quale sia la strategia messa in atto dal Viminale nei confronti dei movimenti sociali e di tutti coloro che intendono esprimere il proprio dissenso. Una strategia che ha il sapore della minaccia, perfettamente coerente con il decreto in materia di sicurezza urbana “Minniti-Orlando”, scritto col plauso del presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro. Questo decreto promuove una vera e propria regolamentazione disciplinare dello spazio pubblico, la cui destinazione d’uso è stata piegata alle esigenze del consenso, mentre la socialità e la differenza sono stati relegati all’interno dello spazio privato. Spetta a questo tipo di ordinanze la decisione di quali siano i discorsi e le pratiche autorizzate affinchè possano garantire quello che loro chiamano – ordine e decoro -, ma in realtà tutela gli interessi particolari sullo spazio pubblico. In altri termini, una normazione funzionale alla tutela delle quotazioni immobiliari, dei flussi economici e turistici.


Con il ddl Minniti-Orlando le politiche sulla sicurezza fanno un salto di qualità: la sicurezza urbana diventa “bene pubblico relativo alla vivibilità e al decoro delle città” e la violazione del decoro urbano diventa di fatto un reato, punibile con l’allontanamento o il divieto d’accesso fino ai due anni. Un decreto autoritario, e dunque di destra, che attraverso l’utilizzo del cosidetto “daspo urbano” sistematizza l’espulsione preventiva di qualsiasi tipo di indesiderato, dal writer all’occupante, dal mendicante alla prostituta, fuori dai centri urbani e dalle zone turistiche. (obiettivo fino ad ora ottenuto con l’utilizzo dei fogli di via).

Ripulire le città e stroncare qualsiasi forma di dissenso è l’obiettivo finale, così come è accaduto per le contestazioni contro il G7, non solo a Bari, ma anche a Taormina, Lucca ed infine a Bologna. In questa prospettiva, i questori delle diverse città interessate dalle contestazioni ai potenti della terra, hanno emanato con motivazioni pretestuose e risibili, decine di provvedimenti di fogli atti a fare pulizia preventiva di contestatori e attivisti politici.

Denunciamo un intreccio pericoloso fatto di disposizioni amministrative e misure di polizia che sostanziano il controllo sociale e la limitazione della libertà, da quella di dissenso e quella di movimento nei confronti di soggetti giudicati non per un presunto reato, ma per il loro stile e comportamento di vita, arbitrariamente bollati come socialmente pericolosi.

Denunciamo una pericolosa commistione tra apparati giudiziari e apparati di pubblica sicurezza, dentro un sistema che utilizza un diverso peso per giudicare quello che avviene nelle piazze da ciò che avviene nei palazzi e che conduce a giustificare ex ante l’operato delle forze dell’ordine.

Venerdì 16 Giugno dalle ore 18:00 presso Piazza Francesco Carabellese (Piazzetta Madonnella)
Presidio di solidarietà a sostegno della campagna #SeMiCacciNonVale Contro la Repressione e la Criminalizzazione delle Lotte Sociali – Contro fogli di via, daspo e repressione e contro il D.L. Minniti / Orlando

Tutti i materiali della campagna #SeMiCacciNonVale sono disponibili al seguente link
https://nonsolomarange.noblogs.org/
invitiamo tutti a leggere l’inchiesta “GLI INDESIDERATI DI CASA NOSTRA” ed in particolare l’intervista al questore di Bari presente al seguente link http://www.infoaut.org/varie/dal-g7-ai-fogli-di-via-le-misure-di-sicurezza-a-bari-sono-pronte

NON SOLO MARANGE
Collettivo di Mutuo Soccorso e Cassa di Resistenza Bari

Contro narrazione tossica e provocazioni poliziesche al G7 di Bari.

 

Esprimiamo solidarietà alle compagne e ai compagni della Puglia contro il G7, vittima nella notte scorsa di una aggressione poliziesca di stampo argentino.


Contro narrazione tossica e provocazioni poliziesche al G7 di Bari.

Questa notte, dieci tra compagne e compagni della – Puglia contro il G7 – sono stati trattenuti in stato di fermo, identificati con fotosegnalazione ed impronte digitali; Avvicinati per quello che sembrava un normale controllo, sono stati portati al commissariato di San Paolo senza alcuna motivazione reale se non quella di avere alcuni manifesti del coordinamento Pugliese contro il G7 riguardanti la manifestazione del prossimo 13 Maggio e pericolossisimi manifesti della Ciemmona 2017.

Mentre la città di Bari è soffocata dalla narrazione tossica che giornali e testate web continuano a portare avanti in vista del prossimo G7 finanziario che si terrà a Bari seminando paure e allarmismi attraverso lo spauracchio “black block”, le forze dell’ordine, con un ennesimo atto di abuso di polizia, continuano a provocare e minacciare apertamente tutte e tutti coloro che intendono dare voce alla loro opposizione ai “grandi della terra”.

Durante l’identificazione alle solite minacce e provocazioni si è aggiunto il tentativo di rifilare una versione di comodo che i compagni e le compagne si sono rifiutati di firmare e la volontà di sottrarre alla libertà di circolazione un migrante. Lo stesso questore, che difronte a tv e giornali afferma che “sarà garantito il diritto a manifestare per le strade della città di Bari”, la notte alimenta un clima di tensione e persecuzione contro attiviste ed attivisti largamente fomentato dagli organi di stampa in vista del prossimo G7. Uno scenario perfettamente coerente alla legge securitaria Minniti/Orlando, fortemente voluta dal Presidente dell’Anci e Sindaco di Bari Antonio Decaro, che dà il via libera ad episodi di abuso di polizia come quello che hanno subito compagne e compagni questa notte a Bari. L’uso del “teorema della legalità” nasconde solo il tentativo di privarci della giustizia sociale, del diritto a manifestare il nostro dissenso e del diritto alla libera circolazione.

Non saranno queste intimidazioni ad impedirci di scendere nelle strade il prossimo 13 Maggio, per ribadire il nostro rifiuto ad un modello di sviluppo che punta alla svendita dei territori alle multinazionali del gas e del petrolio, così come deciso dal governo Renzi attraverso lo Sblocca Italia.

Invitiamo tutte e tutti a mobilitarsi nei prossimi giorni, a partecipare a tutte le iniziative che si terranno in città contro il G7 dei potenti e alla grande manifestazione che si terrà il giorno 13 Maggio.

Concentramento ore 9:00
Largo 2 Giugno – Ingresso Viale Einaudi

Puglia Contro il G7

 

#SeMiCacciNonVale – Campagna di solidarietà ai colpiti dalla repressione e contro la criminalizzazione delle lotte sociali a Bari

Alcuni giorni fa a quattro compagn* sono stati notificati altrettanti fogli di via dalla città di Bari, come parte del piano securitario in previsione del G7 finanziario di maggio. Ciò che viene imputato loro come prova della necessità di questo provvedimento è semplicemente ridicolo: il fatto che siano state denunciate per l’occupazione di Villa Roth, un’occupazione avvenuta ben sei anni fa, le cui indagini sono concluse da 3 anni.

[Breve storia di Villa Roth]

L’occupazione di Villa Roth, nel quartiere San Pasquale di Bari, è stata una esperienza politica e sociale molto positiva e dal forte portato simbolico, in quanto ha dato uno scopo sociale e abitativo ad uno spazio abbandonato da vent’anni. In quella villa non solo convivevano e cooperavano famiglie migranti e italiane, student* e precar*, ma lo spazio era stato aperto alla città e al quartiere grazie alle più svariate iniziative politiche, sociali e artistiche, riportando nella città di Bari discussioni e pratiche che sembravano dimenticate. (se volete saperne di più, potete scaricare il Dossier Villa Roth)

Il 14 Gennaio del 2014, l’allora presidente della provincia di Bari Francesco Schittulli, candidato alla presidenza della Regione Puglia e nel pieno della competizione con l’altro candidato Michele Emiliano, all’epoca ancora Sindaco di Bari, ordina lo sgombero di Villa Roth, millantando progetti di riqualificazione e diverse destinazioni d’uso dello spazio puntualmente disattesi. Fra i due inizia una polemica, messa in campo strumentalmente data la fase preelettorale, e sulla stampa Emiliano attacca violentemente Schittulli, definendo la sua azione “bestiale” e l’ex-presidente della Provincia in tutta risposta lo querela. Nel frattempo, il resto della città si mobilita in difesa degli occupanti di Villa Roth, sgomberati e denunciati in 15 per occupazione a fini di lucro e furto di acqua e luce. Le manifestazioni, le raccolte di firme e le dichiarazioni di solidarietà attivano dal basso quel processo che porterà centinaia di persone in corteo il 1°febbraio e all’occupazione dell’Ex-Caserma Rossani.

Mentre nell’Ex-Caserma oramai liberata gli occupanti iniziavano a segare tavole di legno per montare porte e finestre in uno luogo abbandonato da oltre 40 anni, gli operai comunali muravano le porte e le finestre di Villa Roth riportando indietro le lancette del tempo e riportando lo spazio all’abbandono.

Strano a dirsi ma a volte il tempo pare galantuomo e alla fine del 2015 le cose cambiano. L’ignavia del nuovo sindaco Antonio Decaro riguardo la situazione dell’Ex-Set, un capannone che ospitava una tendopoli con un centinaio di richiedenti asilo (sgomberati a loro volta dall’occupazione della Casa del Rifugiato) viene spezzata da una forte presa di posizione di Emergency, nella persona di Cecilia Strada, che denuncia le condizioni indegne nelle quali un centinaio di migranti erano costretti a vivere. Il sindaco, incapace di trovare soluzioni rapide, decide di trasferire una quindicina di richiedi all’interno di Villa Roth, che nel frattempo era stata già occupata silenziosamente da un paio di famiglie italiane.

All’inizio del 2016 Villa Roth comincia nuovamente a vivere, ma con una importante differenza: il Comune di Bari non si occupa in nessun modo dello spazio e dell’integrazione dei suoi abitanti, anzi costruisce un muro per dividere le famiglie italiane da quelle migranti. A conti fatti a Villa Roth è stata concessa la stessa destinazione d’uso data in passato dagli occupanti, ma questa volta, anziche essere gestita come un esempio di solidarietà e mutuo soccorso, giunta nelle mani del comune si è trasformata nell’espressione della mancanza e del razzismo istituzionale.

[Tutta colpa di Alfredo]

Se 4 compagn* dell’esperienza di Villa Roth hanno ricevuto un avviso di foglio di via (e pare secondo la velina della questura che otto saranno in tutto, senza fissa dimora compresi), la responsabilità è del questore di Bari che ha emesso il provvedimento. Facendo un ulteriore passo indietro si potrebbe individuare il mandante originario in Alfredo Rocco, esponente del Partito fascista che nel 1926 portò a compimento il progetto di riforma e sviluppo sia del nuovo codice penale (detto Codice Rocco) che del nuovo Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, il T.U.L.P.S., due degli strumenti più forti a disposizione del fascismo nel processo di consolidamento del potere e “fascistizzazione” della società.

Proprio il T.U.L.P.S. del ’26 dedicherà ampio spazio alle misure di prevenzione, che basano la loro natura solamente sulla base del sospetto e quindi ben più funzionali per la repressione del dissenso politico rispetto alla normale disciplina penale. Dopo l’approvazione delle leggi razziali fasciste del 1938, il confino e le relative misure di prevenzione furono applicate anche agli ebrei e agli omosessuali, accusati di “attentato alla dignità della razza”. Anche le prostitute e i transessuali ricadevano nelle categorie proposte per le misure di prevenzione di polizia. Dal 1956 in poi questi provvedimenti saranno sempre ampliati e modificati con nuovi dispositivi come l’Avviso Orale ed applicati sempre con maggiore diffusione prima contro capelloni, ribelli e disadattati, quindi contro militanti politici, ambientalisti, animalisti e sindacalisti. Lo stato italiano ha usato i fogli di via anche per costringere le popolazioni terremotate ad abbandonare le loro terre, Irpinia 1980 e l’Aquila 2009. L’uso delle misure preventive di polizia è aumentato drasticamente negli ultimi anni, colpendo i militanti e le militanti NOTAV e NOMUOS, coloro che lottano contro le carceri e CIE, sino ad arrivare al loro utilizzo per impedire la partecipazione a manifestazioni e cortei (oggi demonizzati dalla stampa come eventi “a rischio”) un esempio è il loro utilizzo a Roma il 25 Marzo, in occasione dei 60anni dei trattati europei, quando sono stati emessi una trentina di fogli di via, basati su pretesti inconsistenti come l’abbigliamento o ancor più grave indicando come motivazione del provvedimento la semplice appartenenza politica.

[#SeMiCacciNonVale]

Questi Fogli di via sembrano il frutto di una azione repressiva cieca, indiscriminata e spropositata, che non cela più quale sia la strategia messa in atto dal Ministro del terrore Minniti nei confronti dei movimenti sociali e di tutti coloro che intendono esprimere il proprio dissenso.

Una strategia che ha il sapore della minaccia, perfettamente coerente con il decreto in materia di sicurezza urbana “Minniti-Orlando”, scritto con l’entusiastica collaborazione del presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro.  Un decreto autoritario, e dunque di destra, che prevede la sistematizzazione del daspo Urbano e l’espulsione preventiva di qualsiasi tipo di indesiderato, dal writer all’occupante, dal mendicante alla prostituta, dai centri urbani e dalle zone turistiche. Ripulire le città e stroncare qualsiasi forma di dissenso è l’obiettivo finale, ancor di più in vista del prossimo G7 dei ministri economici. In questa prospettiva, il questore di Bari ha emanato questi provvedimenti: fare pulizia con qualunque mezzo possibile e con qualsiasi motivazione. Una denuncia per occupazione e furto di ben sei anni fa, senza che il processo sia mai iniziato pare essere una motivazione sufficiente per la questura di Bari per colpire indiscriminatamente, espellendo dalla metropoli attivisti, persone, compagn*, che vengono privati delle loro relazioni sociali, affettive e professionali ed insultando così l’intelligenza collettiva di questa città.

Alla luce di quanto detto, Non Solo Marange, collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza, ha avviato la campagna di solidarietà #SeMiCacciNonVale, per denunciare e combattere la deriva repressiva a cui stiamo assistendo e per esprimere solidarietà politica e materiale a tutti e tutte coloro che sono colpiti dalla repressione. Una campagna che si articolerà nelle prossime settimane con presidi, iniziative politiche ed artistiche di solidarietà, un appello rivolto a tutta la città affinchè sia garantita la libertà di espressione e di dissenso e il diritto a vivere dove si desidera.

Le prossime iniziative della campagna #SeMiCacciNonVale 

Giovedì 13 Aprile, dalle ore 17:30 – Presidio di solidarietà a tutti e tutte – Piazza Libertà di fronte alla Prefettura

Martedì 18 Aprile, dalle ore 10:00 – Iniziativa pubblica e conferenza stampa in collaborazione con Osservatorio Repressione – A breve tutte le informazioni

#SeMiCacciNonVale

Campagna contro la repressione e la criminalizzazione delle lotte sociali

Non Solo Marange, Collettivo di Muto soccorso e cassa di resistenza – Bari

Contro la repressione e la criminalizzazione delle lotte sociali a Bari

“..la informiamo che nei suoi confronti è in atto un procedimento amministrativo volto all’adozione del provvedimento di ingiunzione di non fare ritorno nel Comune di Bari..”.

Con queste parole, ovvero un provvedimento noto come Foglio di Via, la questura di Bari sta allontanando 4 persone dalla città di Bari per 3 anni e non sappiamo se ce ne saranno altri ancora. Ciò che viene imputato loro come prova della necessità di questo provvedimento è semplicemente ridicolo: il fatto che siano state denunciate per l’occupazione di Villa Roth, un’occupazione avvenuta ben sei anni fa e le cui indagini sono concluse da 3 anni. Reati per i quali gli imputati non sono stati ancora giudicati poiché il processo non è ancora iniziato. La pericolosità sociale di queste persone è una barzelletta, anche solo per il fatto che l’occupazione di Villa Roth è stata sostenuta da tutta la città attraverso petizioni e riconoscimenti, ma ciò nonostante la loro vita potrebbe essere rovinata sul serio, visto che tutti loro, pur non avendo la residenza a Bari, in questa città studiano o lavorano.

Sappiamo quali sono le motivazioni reali che spingono la questura a un provvedimento simile: il prossimo G7 dei ministri dell’Economia che si terrà a Bari il prossimo maggio. Evidentemente l’obiettivo è quello di colpire chiunque possa risultare un attivista politico oggi o in passato col fine di spaventare e dissuadere tutti coloro che hanno ancora voglia di esprimere il loro dissenso. Non si perseguono dei reati, si perseguono le persone e le loro idee, in perfetta coerenza col decreto Minniti.

Conosciamo già queste dinamiche: la volontà univoca di rispondere ad ogni forma di lotta sociale come se fosse una questione di ordine pubblico, il tentativo di soffocare nella repressione ogni possibile opposizione. Consapevoli che essere dei\delle militanti ti pone come bersaglio delle mire repressive di uno stato che sempre più volge verso una svolta securitaria nella gestione delle frizioni sociali e dei movimenti che attraversiamo; urliamo a gran voce e con dignità la nostra avversione a questo sistema repressivo criminale e criminalizzante.

Esprimiamo piena complicità e solidarietà ai perseguitati dalla questura di Bari e invitiamo tutte i\le solidali a partecipare al presidio a sostegno della campagna #SeMiCacciNonVale – Contro repressione e criminalizzazione delle lotte sociali,  Giovedì 13 aprile alle ore 18, in p.zza Libertà a Bari .

Fogli di via da Bari, arriva il G7

“..la informiamo che nei suoi confronti è in atto un procedimento amministrativo volto all’adozione del provvedimento di ingiunzione di non fare ritorno nel Comune di Bari..”.
Con queste parole, ovvero un provvedimento noto come Foglio di Via, la questura di Bari sta allontanando 4 persone dalla città di Bari per 3 anni e non sappiamo se ce ne saranno altri ancora. Ciò che viene imputato loro come prova della necessità di questo provvedimento è semplicemente ridicolo: il fatto che siano state denunciate per l’occupazione di Villa Roth, un’occupazione avvenuta ben sei anni fa e le cui indagini sono concluse da 3 anni. Reati per i quali gli imputati non sono stati ancora giudicati poiché il processo non è ancora iniziato. La pericolosità sociale di queste persone è una barzelletta, anche solo per il fatto che l’occupazione di Villa Roth è stata sostenuta da tutta la città attraverso petizioni e riconoscimenti, ma ciò nonostante la loro vita potrebbe essere rovinata sul serio, visto che tutti loro, pur non avendo la residenza a Bari, in questa città studiano o lavorano.
Sappiamo quali sono le motivazioni reali che spingono la questura a un provvedimento simile: il prossimo G7 dei ministri dell’Economia che si terrà a Bari il prossimo Maggio. Evidentemente l’obiettivo è quello di colpire chiunque possa risultare un attivista politico oggi o in passato col fine di spaventare e dissuadere tutti coloro che hanno ancora voglia di esprimere il loro dissenso. Non si perseguono dei reati, si perseguono le persone e le loro idee, in perfetta coerenza col decreto Minniti.

Il prezzo da pagare è altissimo, non solo perché questi provvedimenti di tipo amministrativo non prevedono regolare processo, ma solo il ricorso al TAR (procedura che ha dei costi molto elevati), e soprattutto perché queste persone saranno costrette ad abbandonare la città in cui studiano, lavorano e vivono. Trenta giorni dalla notifica per abbandonare la città: si tratta di una limitazione delle libertà di movimento gravissima.
Tutti e tutte siamo coinvolti davanti a questa evidente negazione dei diritti più basilari, che si inasprisce in maniera esponenziale e indiscriminata.
Non solo Marange, come collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza invita tutte le realtà, i collettivi, le associazioni, i singoli e le singole a mobilitarsi per garantire a tutte e tutti la libertà di espressione e di dissenso, contro la repressione preventiva e indiscriminata, la militarizzazione della città e dei territori e la deriva securitaria in atto in tutto il paese.
Avvieremo una campagna politica cittadina in difesa di tutti coloro che vengono colpiti dalla repressione ed invitiamo sin da subito tutte e tutti a partecipare il 6 aprile alla manifestazione cittadina per ribadire il nostro rifiuto a una legge razzista, autoritaria e discriminatoria quale è il DDL Minniti e alla mobilitazione in vista della prima udienza del processo Villa Roth che si terrà a Bari l’11 aprile prossimo.

NON SOLO MARANGE
Collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza – Bari

Io Sto Con i 21 – Comunicato sulla sentenza del processo Italcave – Taranto

Il 10 Febbraio 2017 è stato pubblicato il dispositivo di sentenza del processo che vedeva coinvolti 21 cittadini di Taranto per aver bloccato l’ingresso di numerosi camion nella discarica Italcave durante l’emergenza rifiuti in Campania. Poche decine di cittadini coscienziosi resero evidente ciò che stava avvenendo alle spalle della popolazione. Se così non fosse stato il tutto si sarebbe chiuso con un’ennesima prevaricazione di Stato. Grazie al presidio, i manifestanti riuscirono a comunicare ciò che stava avvenendo, non avendo la forza fisica e materiale
per interrompere quella putrido traffico. Secondo la sentenza “il fatto non sussiste”.

Ma di quale fatto si parla? Quello di aver sostenuto, fuori da quei cancelli, che si stava perpetuando un’altra violenza verso la città di Taranto a vantaggio di un’imprenditoria assassina avallata dal sistema dirigenziale del paese Italia. Quei rifiuti erano di Stato e, fin dall’inizio di questa lotta, fu detto ad alta voce. Intorno a quell’evento si creò una partecipazione attiva e riflessiva che, scavalcando ruoli prestabiliti, ha potuto realizzare, per esempio, indagini sul materiale che fuoriusciva dai camion. E allora ci chiediamo: chi dovrebbe tutelare la salute dei cittadini? Crediamo fortemente che ci sia da una parte, un disinteresse scientifico degli enti preposti nell’occuparsi del bene pubblico (i fatti lo dimostrano) e, dall’altra, un vero e proprio contro altare, una parte di cittadinanza vivacemente interessata ad autotutelarsi. Gli organi addetti al controllo non solo non hanno vigilato sugli eventi ma, non vedendo di buon occhio questa partecipazione attiva,
hanno criminalizzato le ragioni di un dissenso più che giustificato per la salvaguardia dell’intera comunità. Quelle ragioni e quel dissenso dovrebbero essere le motivazioni di riscatto di tutti e di tutte, perché la devastazione compiuta e in corso ad un territorio martoriato come quello tarantino rappresenta un’enorme violenza subita da tutti noi.

Ancora oggi la prassi non cambia: è del luglio 2016 la notizia che rendeva pubblico l’accordo tra Aro Foggia e Aro Taranto che, con il benestare della Regione Puglia, certifica il conferimento di rifiuti solidi urbani di altri nove comuni dauni negli impianti tarantini.
L’interpretazione collettiva dei bisogni comuni può trasformarsi in una reale visione di
cambiamento sol o se questa collettività impara a lottare in strada, inseguendo i propri sogni di riscatto, rompendo i ricatti quotidiani che l’annientano e abbattendo le logiche della delega che l’avviliscono. Non si può processare una giusta lotta! Questo è stato lo spirito che ha contraddistinto la difesa a questo attacco subito. Ci auspichiamo che questa esperienza diventi da esempio per un futuro diverso considerando che, ancora oggi, Taranto si fa carico di emergenze extraterritoriali, una prassi quest’ultima che deve
necessariamente avviare una riflessione circa la scellerata gestione generale del ciclo
dei rifiuti.

Un’unica ragione vale ed è quella della “non-compromissione” con questo sistema che pri
ma ci inquina e poi ci processa, e che, soprattutto, cerca di dissolvere questa visione libera attraverso la parassitaria ricerca di un “leader utile” per il nostro futuro che, in fondo, tanto utile per tutti non è. UNITI SI VINCE!”

Comitati di Quartiere Città Vecchia e Paolo VI Taranto