#SeMiCacciNonVale – 18/04/2017 – Conferenza Stampa ed iniziativa pubblica

Martedì 18 Aprile ore 10:00
Conferenza Stampa #SeMiCacciNonVale
Aula Aldo Moro, Dipartimento di Giurisprudenza

ore 10:00

Conferenza stampa a sostegno della campagna #SeMiCacciNonVale

ore 10:30

Le misure amministrative di prevenzione e il DDL Minniti Orlando

Intervengono:
Luigi Pannarale – Professore ordinario di Sociologia del diritto – Uniba
Simonetta Crisci – Avvocati Europei Democratici
Vincenzo Miliucci – Confederazione Cobas
Italo di Sabato – Osservatorio Repressione
Giuseppe Campesi – Ricercatore SciPol e docente di cittadinanza dei diritti umani
Modera:
Gennaro Tosto – Non Solo Marange, collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza


Mentre il decreto Minniti – Orlando era in discussione alle Camere, a quattro ragazzi sono stati notificati altrettanti fogli di via dalla città di Bari. Ciò che viene imputato loro come prova della necessità di questo provvedimento è il fatto che siano stati denunciati per l’occupazione di Villa Roth, un’occupazione avvenuta ben sei anni fa, le cui indagini sono concluse da 3 anni. Oggi il DDL Minniti Orlando è legge. Si tratta di un decreto securitario che prevede tra i vari articoli nuovo rito processuale riservato ai richiedenti asilo e dispositivi repressivi amministrativi come il “Daspo Urbano”, ovvero la sistematizzazione dell’utilizzo delle misure amministrative di tipo preventivo come strategia di repressione e allontanamento delle marginalità sociali così come dei movimenti sociali e di chiunque intenda esprimere la propria differenza o il proprio dissenso.
Questo decreto, scritto con l’entusiastica collaborazione del presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro prevede l’espulsione preventiva di molteplici soggettività (dal writer all’occupante, dal mendicante alla prostituta) col fine di renderli “indesiderabili”, a tutela dei centri urbani e dei flussi turistici ed economici. Ripulire le città e stroncare qualsiasi forma di dissenso è l’obiettivo finale, ancor di più in vista del prossimo G7 dei ministri economici che si terrà a Bari a Maggio.

Per denunciare la deriva repressiva a cui stiamo assistendo e per esprimere solidarietà politica e materiale a tutti e tutte coloro che sono colpiti dalla repressione, NON SOLO MARANGE – Collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza convoca alle ore 10 una conferenza stampa per parlare della campagna di solidarietà #SeMiCacciNonVale .

#SeMiCacciNonVale – Giovedì 13 Aprile, Presidio in solidarietà a tutti e tutte

#SeMiCacciNonVale

Campagna di solidarietà ai colpiti dalla repressione e contro la criminalizzazione delle lotte sociali a Bari

Giovedì 13 Aprile, dalle ore 17:30
Presidio in solidarietà a tutti e tutte coloro che sono colpiti dalla repressione e contro la criminalizzazione delle lotte sociali

 

#SeMiCacciNonVale – Campagna di solidarietà ai colpiti dalla repressione e contro la criminalizzazione delle lotte sociali a Bari

Alcuni giorni fa a quattro compagn* sono stati notificati altrettanti fogli di via dalla città di Bari, come parte del piano securitario in previsione del G7 finanziario di maggio. Ciò che viene imputato loro come prova della necessità di questo provvedimento è semplicemente ridicolo: il fatto che siano state denunciate per l’occupazione di Villa Roth, un’occupazione avvenuta ben sei anni fa, le cui indagini sono concluse da 3 anni.

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Contro la repressione e la criminalizzazione delle lotte sociali a Bari

“..la informiamo che nei suoi confronti è in atto un procedimento amministrativo volto all’adozione del provvedimento di ingiunzione di non fare ritorno nel Comune di Bari..”.

Con queste parole, ovvero un provvedimento noto come Foglio di Via, la questura di Bari sta allontanando 4 persone dalla città di Bari per 3 anni e non sappiamo se ce ne saranno altri ancora. Ciò che viene imputato loro come prova della necessità di questo provvedimento è semplicemente ridicolo: il fatto che siano state denunciate per l’occupazione di Villa Roth, un’occupazione avvenuta ben sei anni fa e le cui indagini sono concluse da 3 anni. Reati per i quali gli imputati non sono stati ancora giudicati poiché il processo non è ancora iniziato.

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Fogli di via da Bari, arriva il G7

“..la informiamo che nei suoi confronti è in atto un procedimento amministrativo volto all’adozione del provvedimento di ingiunzione di non fare ritorno nel Comune di Bari..”.
Con queste parole, ovvero un provvedimento noto come Foglio di Via, la questura di Bari sta allontanando 4 persone dalla città di Bari per 3 anni e non sappiamo se ce ne saranno altri ancora. Ciò che viene imputato loro come prova della necessità di questo provvedimento è semplicemente ridicolo: il fatto che siano state denunciate per l’occupazione di Villa Roth, un’occupazione avvenuta ben sei anni fa e le cui indagini sono concluse da 3 anni. Reati per i quali gli imputati non sono stati ancora giudicati poiché il processo non è ancora iniziato. La pericolosità sociale di queste persone è una barzelletta, anche solo per il fatto che l’occupazione di Villa Roth è stata sostenuta da tutta la città attraverso petizioni e riconoscimenti, ma ciò nonostante la loro vita potrebbe essere rovinata sul serio, visto che tutti loro, pur non avendo la residenza a Bari, in questa città studiano o lavorano.

Sappiamo quali sono le motivazioni reali che spingono la questura a un provvedimento simile: il prossimo G7 dei ministri dell’Economia che si terrà a Bari il prossimo Maggio. Evidentemente l’obiettivo è quello di colpire chiunque possa risultare un attivista politico oggi o in passato col fine di spaventare e dissuadere tutti coloro che hanno ancora voglia di esprimere il loro dissenso. Non si perseguono dei reati, si perseguono le persone e le loro idee, in perfetta coerenza col decreto Minniti.

Il prezzo da pagare è altissimo, non solo perché questi provvedimenti di tipo amministrativo non prevedono regolare processo, ma solo il ricorso al TAR (procedura che ha dei costi molto elevati), e soprattutto perché queste persone saranno costrette ad abbandonare la città in cui studiano, lavorano e vivono. Trenta giorni dalla notifica per abbandonare la città: si tratta di una limitazione delle libertà di movimento gravissima.
Tutti e tutte siamo coinvolti davanti a questa evidente negazione dei diritti più basilari, che si inasprisce in maniera esponenziale e indiscriminata.
Non solo Marange, come collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza invita tutte le realtà, i collettivi, le associazioni, i singoli e le singole a mobilitarsi per garantire a tutte e tutti la libertà di espressione e di dissenso, contro la repressione preventiva e indiscriminata, la militarizzazione della città e dei territori e la deriva securitaria in atto in tutto il paese.
Avvieremo una campagna politica cittadina in difesa di tutti coloro che vengono colpiti dalla repressione ed invitiamo sin da subito tutte e tutti a partecipare il 6 aprile alla manifestazione cittadina per ribadire il nostro rifiuto a una legge razzista, autoritaria e discriminatoria quale è il DDL Minniti e alla mobilitazione in vista della prima udienza del processo Villa Roth che si terrà a Bari l’11 aprile prossimo.

NON SOLO MARANGE
Collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza – Bari

Io Sto Con i 21 – Comunicato sulla sentenza del processo Italcave – Taranto

Il 10 Febbraio 2017 è stato pubblicato il dispositivo di sentenza del processo che vedeva coinvolti 21 cittadini di Taranto per aver bloccato l’ingresso di numerosi camion nella discarica Italcave durante l’emergenza rifiuti in Campania. Poche decine di cittadini coscienziosi resero evidente ciò che stava avvenendo alle spalle della popolazione. Se così non fosse stato il tutto si sarebbe chiuso con un’ennesima prevaricazione di Stato. Grazie al presidio, i manifestanti riuscirono a comunicare ciò che stava avvenendo, non avendo la forza fisica e materiale
per interrompere quella putrido traffico. Secondo la sentenza “il fatto non sussiste”.

Ma di quale fatto si parla? Quello di aver sostenuto, fuori da quei cancelli, che si stava perpetuando un’altra violenza verso la città di Taranto a vantaggio di un’imprenditoria assassina avallata dal sistema dirigenziale del paese Italia. Quei rifiuti erano di Stato e, fin dall’inizio di questa lotta, fu detto ad alta voce. Intorno a quell’evento si creò una partecipazione attiva e riflessiva che, scavalcando ruoli prestabiliti, ha potuto realizzare, per esempio, indagini sul materiale che fuoriusciva dai camion. E allora ci chiediamo: chi dovrebbe tutelare la salute dei cittadini? Crediamo fortemente che ci sia da una parte, un disinteresse scientifico degli enti preposti nell’occuparsi del bene pubblico (i fatti lo dimostrano) e, dall’altra, un vero e proprio contro altare, una parte di cittadinanza vivacemente interessata ad autotutelarsi. Gli organi addetti al controllo non solo non hanno vigilato sugli eventi ma, non vedendo di buon occhio questa partecipazione attiva,
hanno criminalizzato le ragioni di un dissenso più che giustificato per la salvaguardia dell’intera comunità. Quelle ragioni e quel dissenso dovrebbero essere le motivazioni di riscatto di tutti e di tutte, perché la devastazione compiuta e in corso ad un territorio martoriato come quello tarantino rappresenta un’enorme violenza subita da tutti noi.

Ancora oggi la prassi non cambia: è del luglio 2016 la notizia che rendeva pubblico l’accordo tra Aro Foggia e Aro Taranto che, con il benestare della Regione Puglia, certifica il conferimento di rifiuti solidi urbani di altri nove comuni dauni negli impianti tarantini.
L’interpretazione collettiva dei bisogni comuni può trasformarsi in una reale visione di
cambiamento sol o se questa collettività impara a lottare in strada, inseguendo i propri sogni di riscatto, rompendo i ricatti quotidiani che l’annientano e abbattendo le logiche della delega che l’avviliscono. Non si può processare una giusta lotta! Questo è stato lo spirito che ha contraddistinto la difesa a questo attacco subito. Ci auspichiamo che questa esperienza diventi da esempio per un futuro diverso considerando che, ancora oggi, Taranto si fa carico di emergenze extraterritoriali, una prassi quest’ultima che deve
necessariamente avviare una riflessione circa la scellerata gestione generale del ciclo
dei rifiuti.

Un’unica ragione vale ed è quella della “non-compromissione” con questo sistema che pri
ma ci inquina e poi ci processa, e che, soprattutto, cerca di dissolvere questa visione libera attraverso la parassitaria ricerca di un “leader utile” per il nostro futuro che, in fondo, tanto utile per tutti non è. UNITI SI VINCE!”

Comitati di Quartiere Città Vecchia e Paolo VI Taranto

La solidarietà è un’arma, la solidarietà è una prassi

Il 02 febbraio 2017, durante la serata, un nutrito gruppo si è riversato nelle strade adiacenti il carcere di Bari. Per circa due ore, un presidio organizzato da “Non solo marange – collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza”, ha portato la propria solidarietà militante a tutti i detenuti e tutte le detenute, e ribadito l’inumanità e l’inutilità di tutte le strutture carcerarie.

Motivo pregnante di questa iniziativa è stato l’arresto di due compagni a Torino: Donato e Stefano, rei, secondo lo stato, di essersi opposti ad uno sfratto ai danni di una famiglia, hanno subito il carcere ed ora sono ai domiciliari. A loro va la nostra irriducibile solidarietà come a tutti e tutte i\le rinchiusi\e.
Due ore di emozioni arricchite dall’intervento di alcuni parenti di un recluso che hanno voluto salutare il proprio caro e dalla risposta dei detenuti e delle detenute che, all’udir dei cori, dei discorsi e della musica, hanno ribattuto accendendo pezzi di carta, salutando, urlando e applaudendo il presidio dei\delle solidali.
L’iniziativa si è conclusa con un corteo spontaneo e chiassoso per le strade del quartiere Carrassi, prolungatosi fino all’Ex-caserma liberata, che ha ribadito a voce alta la totale avversità all’oppressione sociale.
NO AI C.I.E E ALLE GALERE!
SOLIDARIETÀ A TUTTI I DETENUTI E A TUTTE LE DETENUTE!
SOLIDARIETÀ A TUTTI I MIGRANTI E LE MIGRANTI RINCHIUSE!

 

Presidio sotto le mura del carcere di Bari in solidarietà a Donato e Stefano. Contro galere e sfruttamento – Liber* Tutt* 

Mercoledì 1° Febbraio, dalle ore 19:00
Presidio sotto le mura del carcere di Bari in solidarietà a Donato e Stefano. Contro galere e sfruttamento – Liber* Tutt*

Circa tre settimane fa a 8 attivisti/e del collettivo PrendoCasa di Torino sono state inflitte misure cautelari, tra le quali la carcerazione per Donato e Stefano, ancora oggi reclusi nel carcere delle Vallette.
Misure cautelari imposte a seguito di denunce partite dopo la resistenza a uno sfratto. Un’azione di resistenza in solidarietà alla famiglia Said, colpita dall’infame articolo 610 (che prevede lo sfratto a sorpresa) e colpita sopratutto dalle mira del palazzinaro Giorgio Molino, proprietario di 2000 appartamenti a Torino, personaggio che lucra sui bisogni dei più ricattabili, dispensatore di 610, e più volte indagato per sfruttamento della prostituzione.

Nel giorno che 3 anni fà segnò l’occupazione di una parte dell’Ex-Caserma Rossani, gli attivisti e le attiviste del collettivo Ex-Caserma Liberata e di NONSOLO MARANGE, Collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza, indicono un presidio sotto le mura del carcere di Bari per chiedere l’immediata liberazione di Donato e Stefano, rinchiusi nel carcere di Torino per aver difeso una famiglia dallo sfratto violento che i servi in divisa della questura di Torino hanno eseguito agli ordini del costruttore e speculatore Molino.
Contro galere e sfruttamento – Liber* Tutt*

DONATO E STEFANO LIBERI
#STOPSFRATTI #MOLINOUOMODIMERDA

Prendocasa Torino

NONSOLO MARANGE – Collettivo di mutuo soccorso e cassa di resistenza – Bari

Saluto al carcere la notte di capodanno a bari

nella notte di capodanno il saluto di compagne e compagni presso il carcere di Bari  per ribadire che nessuno è solo nelle galere come nei CIE.

 

Il 19 dicembre una nuova protesta ha visto protagonisti i migranti e le migranti del CARA di Bari i quali chiedevano a gran voce di modificare il nuovo meccanismo di distribuzione dei pasti. Tutto ciò è accaduto a pochi mesi dalla “lunga marcia” degli eritrei che a giugno manifestarono rivendicando il loro diritto a lasciare l’Italia e contestando il programma di relocation che li aveva costretti a Bari.
In questo clima di tensione che anche dopo la chiusura del CIE non si è placato, arrivano, come benzina sul fuoco, condanne pesanti nei confronti di 31 persone “colpevoli” di aver partecipato alla rivolta dinanzi al “Centro di (non) accoglienza” il primo agosto 2011. Il Tribunale di Bari ha condannato a pene comprese fra i 5 anni e 8 mesi di reclusione e i 3 anni e 10 mesi 31 immigrati, che con altre centinaia scesero in strada per manifestare la propria frustrazione e denunciare le condizioni inumane in cui si trovavano; fortunatamente la maggior parte dei condannati è irreperibile e ne siamo felici. Queste condanne comunque si aggiungono alle altre 14, comminate nel febbraio 2014, assieme alle deportazione nei paesi d’origine dei presunti ‘capi’ della rivolta. Non stupisce che la repressione colpisca chi alzi la testa, chi difende la propria dignità. Siamo consapevoli che per le leggi, e chi deve applicarle, non è importante che quelle centinaia di migranti vengano da paesi dilaniati da guerre di cui gli stati Nato, tra cui l’Italia, sono i veri responsabili; non importa che quei\quelle migranti rischino la vita durante una traversata per terra e mare pagata migliaia di dollari ad associazioni mafiose; non importa che quei\quelle migranti abbiano perso la propria famiglia, il proprio lavoro e si trovino in un paese che, negando il permesso di soggiorno o il diritto d’asilo , tiene migliaia di persone nell’impossibilità di cercare un impiego, di ricongiungersi ad amici o ai cari rimasti, di vivere liberamente insomma, gettandoli\e così in un’apatica ed estenuante inedia. Non stupisce neanche l’approccio tendenzioso e superficiale con il quale i giornali e i media hanno riportato la notizia, volto esclusivamente ad una mera cronaca dell’accaduto o a legittimare l’azione repressiva della magistratura dedita a placare ogni frizione sociale a colpi di anni di carcere. Non stupisce l’assoluta acriticità dei giornalisti nostrani, che non indagano sulle cause e sui presupposti che portano alla protesta, mai. La realtà è che l’accoglienza di stato è solo carcerazione, violenza, deportazione, negazione dell’identità. Chi giunge su queste coste senza le carte ritenute giuste si trova rinchiuso in una gabbia amministrativa fatta di burocrazia infinita e in una struttura “logistica” fatta di CIE, HOT SPOT, SPRAR, CARA, trattati alla stregua di merci. E questo sono, per chi tutto ciò lo gestisce. Il business per politici, mafiosi e fascisti è redditizio. Così come lo è per tutti gli altri operatori, che a vari livelli, permettono che la macchina dei lager per stranieri funzioni. Il tutto nel contesto di una strategia politica che punta a fare dello straniero il capro espiatorio per eccellenza, il nemico da combattere, la causa dei problemi, alimentando così la guerra tra poveri.
Noi sappiamo chi sono i\le colpevoli: sono le multinazionali e gli stati nazionali a loro asserviti, sono i\le banchieri\e e le loro istituzioni FMI e BCE, sono l’imperialismo di NATO, EU, Russia, Turchia ecc. che da un lato creano il problema, la guerra, utilizzando lo spauracchio del terrorismo o la lotta al dittatore autoctono di turno, e dall’altro si propone come soluzione allo stesso problema, invadendo manu militari per “esportare la democrazia”. Siamo convinti\e che la condizione dei\delle migranti è la medesima dei\delle disoccupati\e, dei\delle precari\e, di chi non ha una casa, di chi vede distrutto il proprio territorio dalle grandi opere; di tutti\e gli\le sfruttati\e senza distinzione di sesso, razza, religione, colore della pelle o nazionalità, perché la fonte è la stessa: il capitalismo fondato sul dominio.
Siamo complici con i\le migranti in lotta,

Siamo solidali con chi è stato\a colpito\a dalla repressione perché si è ribellato\a;

Siamo complici e solidali con chiunque lotti contro un sistema mondiale che vuole lo sfruttatore dominare gli sfruttati.
NO AL RAZZISMO! NO AI CIE\CARA!
NO AI CONFINI! SI ALLA LIBERTA’ DI MOVIMENTO!
SOLIDARIETA’CON I\LE MIGRANTI COLPITE DALLA REPRESSIONE!
COMPLICITA’CON I\LE MIGRANTI IN LOTTA!

Riguardo i fatti di Parma – Laboratorio GEEERL

Riportiamo il comunicato delle compagne baresi del laboratorio permanente GEEERL in merito a quanto accaduto a Parma nel 2010.

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Sei anni fa a Parma c’è stato uno stupro. Una violenza che assume contorni ancora più tragici perché avvenuta ai danni di una ragazza incosciente e perché l’accaduto si è svolto in uno spazio “di movimento” allora gestito dalla RAF (Rete Antifascista di Parma).
Abbiamo letto e riletto i molteplici articoli, comunicati e post trovati in rete. Fra molti scritti di solidarietà alla ragazza che ha subito la violenza, c’è stato anche chi ha voluto evidenziare il fatto che la denuncia di questi episodi venga strumentalizzata da polizia, fascisti e giornali, suggerendo forse fra le righe che i panni sporchi si lavano in casa propria e chi ha voluto mettere in dubbio l’accaduto, accusando la ragazza di “vittimizzazione” e ambiguità. Un’atteggiamento che rispetta proprio la dinamica familiare patriarcale, che preferisce da sempre che lo “sporco” rimanga sotto il tappeto.
A chi dice: “ma tu il video lo hai visto?” noi rispondiamo che no, non lo abbiamo visto e non abbiamo bisogno di vederlo! Porre questo tipo di dubbi potrebbe sembrare legittimo, ma nei fatti diventa un modo di distogliere l’attenzione dal fatto vero: CLAUDIA HA SUBITO UNA VIOLENZA. Colpevolizzarla per aver parlato con le forze dell’ordine, è un’ulteriore violenza nei confronti di una persona già sufficientemente segnata da quanto accaduto e in una posizione difficile e priva di scelta, che per molti anni è stata in silenzio.

Detto questo non ci interessa in alcun modo conoscere il punto di vista degli stupratori e dei loro difensori. Non ci interessa trovare delle giustificazioni perchè UNO STUPRO E’ UNO STUPRO e non fa nessuna differenza se ciò è avvenuto in uno spazio occupato, in uno spazio fascista, in un Arci o in una chiesa perchè UNO STUPRO E’ UNO STUPRO e come tale, per noi chi stupra è e resta un fascista, maschilista, machista e pezzo di merda. Una ragazza che ha subito violenza non deve essere isolata, derisa, lasciata con i suoi demoni e addirittura cacciata dai centri sociali. Una ragazza che ha subito violenza in uno spazio che dovrebbe essere antifascista è stata in silenzio troppo tempo, è stata chiamata prima “ragazza fumogeno” e poi “infame”. A dimostrare la violenza non solo di chi stupra, ma quella di chi passa dall’essere indifferente all’aggressione, dall’incredulità al “è vero ha subito una violenza, ma..” che ci suona tanto simile a quel “non sono razzista,ma..” che scivola sulla bocca di ogni squallido italiano medio che si rifiuta di comprendere la realtà e sentire ancora sentimenti di solidarietà.
Quindi rifiutiamo la posizione di chi cerca di nascondere o giustificare l’accaduto, per noi UNO STUPRO E’ UNO STUPRO. E questo episodio non è altro che una dolorosissima dimostrazione di come non esistano spazi immuni dallo schifo sessista e machista, che non basta chiamarsi compagni o avere uno spazio occupato per essere realmente antisessisti. Viviamo in una società patriarcale e fortemente machista che inevitabilmente trasborda all’interno delle relazioni che ci troviamo a vivere nelle nostre città e sì, anche negli spazi che dovrebbero esserne “liberati”. Proprio per questo il 27 Novembre si è tenuto un workshop fra gli altri che aveva come tema proprio il sessismo all’interno dei movimenti. Non ammetterlo sarebbe un’ipocrisia e l’ennesima violenza a tutte quelle compagne che ogni giorno combattono per rendere gli spazi e la discussione politica scevri da un ordine del discorso maschilista e autoritario. Un lavoro che è neccessario e al quale ognun* di noi deve sentirsi chiamat*, perché non è mai abbastanza.

Per quanto ci riguarda i soggetti che hanno compiuto lo stupro non avranno alcuna agibilità politica nè a Bari e nè in qualsiasi altro spazio occupato antifascista, nella prospettiva che Claudia possa avere giustizia non grazie a un’aula di tribunale, ma grazie alla solidarietà dei compagn*.
“Per quanto voi vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti”

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